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Il Colloquio
di Gatto NineNineNine   

  Breve racconto di fantascienza scritto a sei mani scritto da Gatto NineNineNine, Fratellino e nostro Padre intitolato: Il Colloquio   

-- Cosa sappiamo di questo signor Dahlén ?...

         

Il Colloquio

Numero di Sigla 14668

       

  Breve racconto di fantascienza scritto a sei mani scritto da Gatto NineNineNine, Fratellino e nostro Padre intitolato: Il Colloquio   num di sigla 14668  

-- Cosa sappiamo di questo signor Dahlén ?.. -- Chiese Richard Blackwell, direttore generale della Explorer Tech Ltd.. Una tra le prime tre industrie all'avanguardia nel settore della tecnologia applicata. La seconda in ordine di fatturato medio annuo. La prima in campo di ricerca sperimentale. La più importante in America.

 

-- Non molto. -- Rispose la signorina Duane Skinner, unica, efficientissima e sensuale segretaria personale del signor Blackwell. -- Posso solamente ricordarle quanto ha scritto di sé nella lettera di presentazione.

 

-- La prego, la rilegga per me. -- Disse il direttore, rilassandosi e distendendosi comodamente sulla sua poltrona ribaltabile. Dalla grande vetrage alle sue spalle poteva spaziare ed ammirare la città di Miami come pochi potevano permettersi, al centododicesimo piano. Era rilassante e dava quella superiore sensazione di potere, sensazione che Richard, personalmente, non amava poi molto, ma che aveva sempre il suo effetto sulle persone che convocava.

 

Duane, che si trovava seduta di fronte alla grande scrivania del suo superiore, senza scomporsi, ed accavallando le gambe in una posizione più consona, tirò fuori una lettera dal fascicolo che teneva in grembo, ne estrasse il foglio stampato ed iniziò a leggere con tutta calma. -- Egregio direttore generale -- le lettere iniziavano tutte nello stesso modo -- il mio nome è Erik Dahlén, sono nato ad Oslo in Norvegia il 29 settembre del 1988, ho conseguito la mia seconda laurea in fisica pura a maggio di quest'anno, presso l'Università di scienza teorica ed applicata di Helsinki. La mia prima laurea in ingegneria elettronica risale a tre anni prima, conseguita presso l'Istituto Universitario superiore di ingegneria di Bohn. Le scrivo per richiedere la possibilità di sostenere un colloquio allo scopo di presentarmi e di proporre delle idee. -- Finì di leggere il capoverso e guardò il suo superiore aspettando un cenno per continuare.

 

Richard stava osservando il soffitto, disteso scompostamente e rilassato sulla sua poltrona in pelle. Aveva tutta l'aria di una persona immersa profondamente in riflessioni di ordine estremamente importante, oppure di un sognatore visionario perduto nei meandri delle proprie illusioni.

 

Duane attese pazientemente, erano più di tre anni che lavorava assieme al direttore ed aveva iniziato a comprenderlo molto bene. Non era una persona dall'animo cattivo, generalmente si limitava a fare il possibile per far coincidere le esigenze della Explorer Tech Ltd. con quelle di coloro che proponevano particolari affari. Non era uno stupido e non era mai capitato che l'azienda avesse sofferto in un qualsiasi modo delle sue decisioni. Era un dirigente coscienzioso e particolarmente abile nel suo lavoro. Quando un uomo come Richard si imbambolava a guardare il soffitto, voleva dire che si era immerso nei suoi pensieri al punto di non accorgersi più neppure della realtà che lo circondava. Stava meditando. Duane questo lo sapeva perfettamente ed aveva imparato a non disturbarlo. Si limitava ad attendere che il suo superiore arrivasse ad una conclusione e le facesse sapere la sua decisione.

 

-- Due lauree, entrambe in discipline scientifiche. -- Sbottò Richard, rimuginando tra sé e sé. -- Sicuramente una mente brillante. -- Aggiunse, tornando al mondo dei razionali esseri umani. Infine, guardando la segretaria direttamente negli occhi, chiese. -- Non ha scritto la sua votazione ?...

 

-- No. -- Fu la rapida risposta di Duane. -- Posso telefonare alle due università per chiederlo.

 

-- Si. Lo faccia. -- Acconsentì telegrafico. Poi, con un dubbio stampato sul volto, chiese ancora. -- Lei parla finlandese e tedesco ?..

 

-- No. Solamente inglese e francese, ma non credo ci siano problemi. -- Replicò lei. Cosa credeva quel direttore, che lei non fosse in grado di sbrigarsela in una faccenda di così poco conto ?... Aveva affrontato incarichi ben peggiori.

 

-- Bene. Mi scusi. -- Richard era fatto così. Non era in grado di ferire le persone che gli stavano vicine, e, spesso, non era capace di ferire neppure quelle che vedeva una sola volta nell'arco della sua vita. Tranne, naturalmente, quando gli interessi di tali persone non entravano in contrasto con quelli dell'azienda. In un modo tutto suo si sentiva giustificato a trattare con indifferenza chiunque avesse tentato di proporre affari poco promettenti e meglio ancora truffe ai danni della sua Explorer Tech Ltd..

 

-- C'è altro in quella lettera di presentazione ?.. -- Domandò ancora.

 

-- Si. Ci sono dodici indirizzi di laboratori in cui ha fatto tirocinio e, ascolti, parla correntemente cinque lingue. Inglese, francese, tedesco, finlandese e norvegese. Naturalmente il norvegese è la sua lingua natale.

 

-- Cinque ?.. -- Le fece eco Richard, che in cuor suo credeva illusoriamente di essere una rarità, conoscendo ben quattro lingue, compreso l'inglese, visto che era americano di nascita.

 

-- Non  c'è  poi da  stupirsi  molto,  considerato  che le  due università che ha menzionato sono in due nazioni diverse. -- Ricordò Duane. -- In ogni caso non è detto che tutto ciò che è scritto in questa lettera sia la verità. C'è scritto, ad esempio, che ha lavorato come ricercatore in campo di risonanza magnetica all'interno dei nuclei atomici della materia presso il CERN. Lei naturalmente lo conosce. -- Affermò la segretaria senza che le sue parole avessero la minima sfumatura di scherno.

 

-- Certo che lo conosco, la sua fama è unica. Lei crede veramente che abbiano permesso ad un tipo come questo di entrare nei propri laboratori ?... -- Richard era visibilmente stupito, più scettico che impressionato.

 

-- Non saprei cosa rispondere, posso sempre controllare assieme agli altri indirizzi che ha menzionato.

 

-- La prego. -- Annuì lui. Poi, come colpito da un ricordo, chiese ancora. -- Duane, mi faccia una copia della lettera e me la lasci sulla scrivania, vorrei leggerla con calma.

 

-- La preparo immediatamente. -- Assicurò l'efficientissima segretaria alzandosi in un unico fluido ed armonioso gesto ed uscendo dall'ufficio. Non era stata congedata dal suo superiore, ma sapeva benissimo da sola quando doveva andare e quando restare. A volte le bastava un singolo ed impercettibile segno del capo oppure una sfumatura nel tono di voce. Era una ragazza in gamba.

 

Richard Blackwell rimase solo con i suoi pensieri e con il suo lavoro. La scrivania era carica con un enorme pila di fascicoli da esaminare. Nulla di veramente importante, solamente qualche pratica a cui concedere permessi, qualche assegno da firmare, qualche lettera da comporre, alcune decisioni di ordine logistico da prendere. Una noia. Tanto che non si decideva ad aprire il primo fascicolo. Dentro di sé sapeva che se non si fosse sbrigato la sua pila di fogli sarebbe ben presto cresciuta ed il suo animo perfezionista ne avrebbe sofferto. Così, deciso a far piazza pulita, si dedicò alacremente al lavoro.

 

La giornata trascorse, inevitabilmente, troppo rapidamente. Il lavoro assorbiva il direttore in un modo assoluto. Anche alle pratiche più semplici egli dedicava l'intero suo essere, l'intera sua attenzione. Era un perfezionista per natura, un pignolo di professione. Il suo lavoro consisteva nel prendere decisioni, cosa questa non di poco conto. Amava prenderle con il maggior numero possibile di dati a disposizione e dedicandovi tutto se stesso. Anche per quelle di minor importanza.

 

Il telefono sulla scrivania squillò, un cicalino intermittente prese a vibrare. Era un suono leggermente fastidioso, specialmente per Richard che, tutte le volte, aveva uno strano presentimento. Il suo apparecchio personale non squillava quasi mai, lui era pur sempre un direttore generale, e quando accadeva erano sempre cattive notizie o problemi di una certa urgenza.

 

Sospirando premette un pulsante e si accomodò sdraiandosi sulla poltrona. Come per parare il colpo.

 

-- Cosa c'é ?.. -- Chiese leggermente scontroso.

 

-- L'ho chiamata solamente per sapere se era disposto ad ascoltare i risultati dell'indagine sul professor Erik Dahlén. -- Disse la segretaria attraverso l'interfono.

 

-- Chi ?..

 

-- Dahlén, quello che chiedeva un colloquio.

 

-- Si.  Si.  Ricordo. -- Veramente se l'era ricordato solo quando la segretaria lo aveva identificato, ma la parte del dirigente molto impegnato gli si addiceva a pennello ed un pò di vaga confusione con i nomi era quasi un indice della grande quantità di problemi che era costretto ad affrontare, non lo si sarebbe mai preso per un difetto troppo grande. Oltretutto la signorina Skinner era abituata a quell'atteggiamento ed aveva una memoria incredibile per i nomi, le date, i volti e le scadenze. Una segretaria insostituibile oltreché estremamente attraente. Anche questo non lo si doveva scordare. -- Può venire anche subito.

 

-- Certamente. -- Rispose immediatamente lei. Magari avesse risposto a quel modo anche quando Richard l'aveva invitata a cena. Non ricordava bene, forse un anno prima. No. Erano passati due anni. Che figura che aveva fatto !... Meglio non pensarci. Lei non era una di quelle persone a cui fa piacere pasticciare la vita privata con il lavoro. Dopo quello che Duane aveva detto con tono infuocato non ci aveva mai più provato. Anche se di tanto in tanto non poteva fare a meno di pensarci.

 

Meno di un minuto più tardi la signorina Skinner era al suo cospetto, rigida di fronte alla scrivania e con una quantità di fogli sottobraccio leggermente superiore alla media.

 

-- Da dove cominciamo ?.. -- Chiese Richard.

 

Lei, sedendosi ed accavallando dolcemente le gambe, sorrise lievemente ed estrasse dal gruppo la prima serie di appunti da consultare. -- Posso elencarle le precedenti esperienze che il professor Dahlén ha al suo attivo.

 

-- Prosegua.

 

-- Posso permettermi di esprimere un commento personale, se è lecito ?.. --  Chiese lei inaspettatamente,  inarcando un sopracciglio.

 

-- Certamente. -- Cosa le stava mai prendendo ?..

 

-- Se la metà di quello che sono venuta a sapere è vero, allora siamo di fronte ad una persona unica.

 

-- Unica ?.. -- Le fece eco il direttore. Ultimamente Richard aveva usato solamente monosillabi per parlare con lei. Sembrava uno sciocco pappagallo, si sentiva uno sciocco pappagallo. -- Vuole dire che sarebbe un elemento molto valido da inserire nello staff di ricerca ?...

 

-- Non mi permetterei mai di suggerire a lei una simile evenienza. -- Precisò subito. -- Ma ritengo che le doti di questa persona sono uniche e potenzialmente utili.

 

-- Bene. -- Un altro monosillabo. Cosa altro si poteva dire ?... Non molto purtroppo, senza sufficienti dati. -- Mi faccia un quadro generale. Cerchi di attenersi ai fatti, anche se noto con piacere che la carriera di questo professore l'ha appassionata.

 

-- Incantata. -- Precisò lei sorridendo. -- Ascolti. Ha conseguito la sua prima laurea in ingegneria elettronica ottenendo il massivo di votazione, nel tempo record di due anni. Naturalmente portando alla commissione esaminatrice una tesi di ricerca sperimentale. Ha mai sentito parlare del campo magnetico Dahlén ?...

 

-- Si. Mi sembra l'effetto che si ottiene polarizzando un oggetto per poi osservarlo al microscopio elettronico. -- Le nozioni scientifiche di Richard erano molto superficiali, ma vaste, visto il lavoro che svolgeva e la gente con cui veniva a contatto quotidianamente. -- Vuole dire che è suo ?...

 

-- Esattamente. Era la sua tesi di laurea.

 

-- Incredibile.   --   Un  altro  monosillabo.  Forse  era  meglio starsene per un pò in silenzio. -- Continui la prego.

 

-- La seconda laurea in fisica pura l'ha ottenuta ugualmente con lode. Questa volta ha impiegato tre anni per completare la laurea. -- Duane guardò il suo superiore aspettandosi un lieve commento, ma non ne ottenne. -- Ho pensato che stesse rallentando. -- Aggiunse, come per dar voce all'eventuale commento che avrebbe dovuto fare Blackwell. -- Quindi ho controllato con le date delle sue esperienze nei vari laboratori. Sono concomitanti.

 

-- Vuole dire che si dedicava al lavoro e contemporanea-mente studiava ?...

 

-- Si. E non è finita. Attualmente è iscritto ad un corso di laurea in matematica applicata. Per essere precisi, dato che ho indagato presso il Politecnico universitario di Milano in Italia, ha terminato gli esami e deve solamente consegnare e discutere la tesi. Al momento nessuno conosce l'argomento che intende trattare. Dicono che hanno grandi aspettative.

 

-- Strano. Così parla anche italiano. Una lingua non comune negli altri paesi. -- Commentò triste Richard. La sua presunta dote con le lingue straniere iniziava ad essere molto in  ribasso. -- Continui.

 

-- Posso anche elencarle tutti i laboratori dove ha fatto ricerche, non sono poi molti.

 

-- Ha cambiato molti posti di lavoro ?.. -- Strano che un tipo simile non sia stabile. Generalmente le persone con una cultura prettamente scientifica tendono a consolidare la propria vita in una routine, in un lavoro sempre uguale, anche se si tratta di ricerche in campi sempre nuovi. Solitamente si tratta di persone estremamente fedeli al proprio laboratorio.

 

-- Non direi. Ogni laboratorio che ha toccato è diventato famoso.

 

-- Come sarebbe a dire che è diventato famoso ?...

 

-- Ho controllato. -- Puntualizzò lei. -- Prima dell'arrivo del professor Dahlén erano semplici laboratori di ricerca sperimentale. La maggior parte a gestione parastatale. Sa cosa intendo. Pochi soldi, poco personale, poca fantasia. Dopo il suo arrivo sono improvvisamente diventati famosi in tutto il mondo per ricerche in settori a cui nessuno aveva mai pensato in precedenza. -- Sospirò.

 

-- Lei crede che ci sia un nesso tra l'arrivo di questo professore e la fama dei laboratori ?...

 

-- Ne sono più che convinta. Ne ho contattati cinque e quello che ho saputo è più che sufficiente per esserne sicuri. Dahlén lavorava sempre nel campo che ha reso famoso il laboratorio.

 

-- Impressionante. Sembra un genio a giudicare dalla sua carriera.

 

-- Io credo lo sia. -- Duane sorrideva. Era bello vederla sorridere. -- Posso continuare ?...

 

-- C'è dell'altro ?.. -- Pareva impressionato.

 

-- Si. Non le ho detto che tesi aveva discusso per la sua laurea in fisica pura. -- Richard tacque. Si sentiva come all'interno di un reattore nucleare. Leggermente scombussolato. -- Conosce la teoria sulla materia inerte magnetica ?...

 

-- No. Non ne ho mai sentito parlare. -- Una lacuna nelle sue conoscenze. Non che fosse particolarmente importante per il suo lavoro da dirigente, ma poteva tornare utile. -- Se ha fatto in tempo a documentarsi, gradirei me ne parlasse.

 

-- Non sono in grado di stimare l'effettiva importanza di una teoria nel campo della fisica pura. Anche se ho letto un articolo a riguardo, tanto per sapere di cosa si tratta. Il tutto si riduce allo studio di materiali non magnetici e non magnetizzabili posti all'interno di un campo ad induzione magnetica di eccezionale potenza. Sembra che generino delle onde anomale.

 

-- Sembra interessante.

 

-- Ha idea di cosa accada in un sistema simile ?...

 

-- Neppure la più pallida. -- Confessò lui burlesco.

 

-- Si creano dei vortici magnetici, ed a quanto pare le loro onde hanno un sincronismo perfetto e variano a seconda del materiale utilizzato.

 

-- Non ne vedo l'utilità !... -- Sbottò Richard. Ma questo era solamente il pensiero di una mente burocratica e non scientifica.

 

-- Magari è una cosa che non ha applicazioni pratiche. Questo si. Però è una novità. Un campo scientifico ancora inesplorato. In pratica la base per la fo¬tuna del CERN.

 

-- Cosa c'entra il CERN ?...

 

-- Attualmente il professor Dahlén lavora al CERN su quella teoria che ha elaborato come tesi. Cerca le formule che regolano tali processi.

 

-- Bene. Bene. -- Era leggermente stufo di sentir parlare di questo elemento della razza umana che sembrava avere così poco in comune con i suoi più pacati simili.

 

-- Ci sono altre informazioni ... -- ma la segretaria non riuscì neppure a finire la frase perché Richard l'aveva azzittita con un gesto brusco del braccio.

 

-- Ha chiesto un colloquio ed un colloquio avrà. Le referenze sono molto buone. -- Questa volta fu Duane a fare un brusco gesto con il braccio. -- Si ?...

 

-- Non le sembra di sminuire un pò troppo le capacità di questo giovane ?...

 

-- Giovane ?... Ma se ha fatto tutte queste esperienze quanto vuole che sia giovane ?...

 

-- Ha solamente venticinque anni.

 

-- Venticinque ?... Mio figlio è più vecchio di lui ?... -- Richard era un pò sconcertato. La decisione più ovvia che avrebbe dovuto prendere era quella di assumere immediatamente un simile individuo, anche senza colloquio preliminare. Eppure, per qualche suo inconscio e poco razionale motivo, il giovane professore gli restava indigesto. Era l'impersonificazione di tutto ciò che lui non avrebbe mai potuto essere e, oltretutto, più giovane anche di suo figlio. Quel mascalzone che ancora aveva da prendere la sua prima laurea in economia e commercio. -- Lo rintracci e lo convochi al più presto. -- Ordinò. Se voleva lavorare alla Explorer Tech Ltd. era il benvenuto, ma non per questo doveva piacergli a tutti i costi. Un colloquio preliminare andava fatto. Non poteva certamente assumere una persona così, al buio. Anche se dovette ammettere a se stesso che non era poi molto al buio, quel Dahlén aveva più fragole nel suo paniere di un fruttivendolo.

 

=^.^=

 

Due settimane dopo. Alle quindici in punto, Duane si presentò alla porta del direttore Blackwell annunciando il professor Erik Dahlén, il quale entrò nello studio immediatamente dopo di lei, con un gioviale sorriso stampato sulle labbra.

 

-- Benvenuto professore. -- Lo salutò Richard alzandosi in piedi. -- Io sono Richard Blackwell, direttore generale e rappresentante della Explorer Tech Ltd.. -- Si qualificò mentre l'altro annuiva. -- La prego si sieda. -- Aggiunse, porgendogli la mano in segno di saluto. Erik sembrava leggermente più vecchio dei suoi venticinque anni, almeno quella era stata la prima impressione che Richard aveva avuto. In fondo sembrava logico che una persona con una vita tanto intensa, come quella che doveva aver attraversato il professore, si fosse logorato leggermente più rapidamente del normale.

 

-- È un vero piacere. -- Rispose Erik stringendo la mano al direttore e sedendosi sulla comoda poltrona. Abilmente posizionata ad una certa distanza dalla scrivania e psicologicamente adattata ad essere lievemente più bassa, in modo da porre immediatamente l'ospite in una posizione di inferiorità. Uno dei mille trucchetti spiccioli a cui si fa ricorso nei lavori come quello di Richard.

 

-- Lei sicuramente ha compreso che l'ho convocata solamente per un colloquio informale. -- Spiegò Richard, era sempre bene giocare in una posizione di forza. Anche se in quel caso la posta in gioco era solamente l'assunzione di un ricercatore dalle indubbie qualifiche professionali. Ad ogni modo era buona politica non scoprire mai le proprie carte. Mai mostrarsi troppo interessati.

 

-- Lo posso ben capire. Le sono ugualmente grato per avermi concesso questa possibilità. -- Rispose serenamente lo studioso. Non sembrava una persona particolarmente interessata al lavoro che la Explorer Tech poteva offrirgli. Evidentemente, stava pensando Richard, ha una lunga serie di laboratori che pagherebbero il suo peso in oro pur di averlo alle loro dipendenze. -- Sono sicuro che ha già effettuato tutte le ricerche del caso sul mio conto. -- Aggiunse Erik sempre con il suo sguardo sereno dipinto sul volto.

 

-- Certamente. -- Sbottò lievemente Blackwell. Cosa credeva quel giovane pivello, che mi prendessi la briga di convocarlo al buio, senza aver prima considerato almeno gli aspetti basilari del suo curriculum. -- Sembra che la sua carriera sia costellata di grandi successi. -- Aggiunse. Questa era la sua prima mossa politica, adesso bisognava solamente vedere come il giovane professore reagiva.

 

-- Non posso lamentarmi della mia carriera. Sono stato molto fortunato. -- Non aveva l'aria di uno che prende in giro. -- Ho lavorato in ben dodici laboratori di ricerca e sto per conseguire la mia terza laurea.

 

-- Una carriera ineccepibile.

 

-- Io preferisco considerarla una passione.

 

-- Cosa vuole dire ?...

 

-- Non si è chiesto cosa mi spinga a cambiare di tanto in tanto laboratorio ?... Oppure ad iscrivermi ad una nuova facoltà universitaria ?... -- Il ragazzo stava decisamente ribaltando la conversazione. Se fosse stato un politico avrebbe fatto carriera.

 

-- Sinceramente me lo sono chiesto. Anche se non ho trovato una risposta adeguata.

 

-- Io amo il lavoro di ricerca. Potrei affermare che non posso stare senza cimentarmi su un qualche problema. -- Disse Erik pacatamente, sorridente e con lo sguardo particolarmente brillante. -- Purtroppo, ogni volta che raggiungo la soluzione del problema in cui mi impegno, perdo ogni interesse.

 

-- Un vero peccato.

 

-- Non particolarmente. Ci sono centinaia e centinaia di ricercatori, che, a differenza di me, amano studiare, sezionare, scavare e discutere sullo stesso argomento per un'intera vita. Così, una volta che io raggiungo il mio obbiettivo, cioè quello di risolvere il problema, non mi interessa più di tanto continuare a discuterne.

 

-- Non la seguo. -- Realmente Richard non riusciva a capire a cosa il giovane stesse mirando. Era abituato a persone che amavano raggiungere i loro scopi usando lunghe ed intrigate circonlocuzioni di parole. Generalmente lui riusciva a scoprire dove volessero arrivare. Veniva sempre un momento in cui quel genere di contorte persone giungeva al punto focale, pur celato dietro una marea di concetti astratti e vanagloriosi. Bastava aspettare. Così, attese.

 

-- Volevo solamente farle presente che non sono una persona che si fossilizza su di un'unica ricerca. Io amo spaziare nei più svariati campi. Per me esistono sempre nuove sfide da affrontare. Così, quando ritengo di aver vinto una di tali sfide, tendo a cercarne una nuova in cui cimentarmi. Le sembra sbagliato ?...

 

-- Non le saprei dire. -- Ancora non riusciva a capire a cosa stesse mirando. A parte naturalmente un posto quale ricercatore. -- Vista la sua totale dedizione al lavoro credo che sia un'ottima cosa. -- Forse si era leggermente scoperto. "Meglio non adularlo troppo." Pensò.

 

-- Si. Non vi è dubbio che i laboratori di ricerca apprezzano molto le mie qualità. Io stavo solamente cercando di farle capire che non tutti i laboratori di ricerca mi interessano. Solamente se hanno delle avvincenti sfide a cui ambire.

 

-- Capisco. -- Veramente non troppo, dovette ammettere a se stesso il direttore. Eppure una cosa era lampante. Il ragazzo aveva rigirato tutta la situazione. Adesso non era più la Explorer Tech che offriva un posto di lavoro e ne trattava le condizioni, bensì era il giovane Dahlén che offriva le sue doti e trattava da un punto di forza. La scelta non era più di Richard ma di Erik. Era quest'ultimo che avrebbe deciso se il lavoro poteva essere interessante o meno, se accettarlo o meno. Il giovane era stato veramente scaltro nella sua politica. Questo Richard doveva ammetterlo. Magari stava solamente dicendo la pura e semplice verità. La più disarmante delle armi. -- Così lei vorrebbe sapere in quale campo la Explorer Tech indirizza i suoi sforzi per poi giudicare e decidere se la cosa le interessa. Sbaglio ?... -- Chiese Blackwell.

 

-- Non sbaglia. È esattamente ciò che intendevo.

 

-- Potrei fissarle un nuovo appuntamento per visitare i nostri laboratori .. -- aveva iniziato a proporre, ma venne interrotto subito dalla mano alzata del giovane.

 

-- Non è necessario. Per me sarà sufficiente parlare un attimo con uno dei vostri ricercatori. -- Lo sguardo arcigno del direttore lo costrinse ad aggiungere. -- Non voglio carpire i segreti del vostro lavoro. A me non interessano i lavori degli altri. Voglio solamente valutare se il campo di ricerca che avete preso può interessarmi o meno.

 

-- Va bene. -- Acconsentì. Avrebbe chiamato un ricercatore di poco conto. Uno di quelli sbarbatelli che lavoravano ai laboratori, possibilmente un ricercatore che non avesse tra le mani un progetto particolarmente importante, in modo da non mettere a repentaglio il lavoro dell'azienda. Anche se era sicuro che Dahlén se ne sarebbe ben presto accorto, la cosa non aveva molto rilievo. D'altra parte la segretezza in quel tipo di lavoro era tutto. -- Non le spiace se attendiamo nella sala delle udienze, vero ?... -- Chiese. Poi, senza aspettare che Erik acconsentisse, attivò l'interfono per chiamare Duane. -- Chiami il dottor Müller e lo faccia venire nella sala delle udienze.

 

-- Lo convoco immediatamente. -- Fu la pronta risposta della segretaria.

 

Alzandosi da sedere ed aggirando la scrivania, Richard, chiese al suo ospite di seguirlo. La sala delle conferenze non era distante, solamente alla fine del corridoio che univa tutti gli uffici della Explorer Tech. Era una sala appositamente predisposta per le conferenze o per le grandi riunioni. Era adatta a trattare con un individuo della portata del professor Duane e sarebbe stato un ottimo campo da gioco per le manovre politiche di Richard. Personalmente non era molto propenso verso quel giovane, aveva l'impressione che stesse nascondendo una smisurata dose di superiorità sotto quella sua facciata pacata e rilassata. Non poteva esserne sicuro, eppure ai suoi occhi appariva evidente che un simile genio, una persona abituata a fare miracoli in qualunque campo di ricerca avesse messo gli occhi, non poteva fare a meno di diventare odiosamente superbo. Anche lui, nel suo mondo di lavoro, doveva ammettere di aver preso molto di quell'atteggiamento. Odiava ammetterlo con se stesso, ma non ne poteva fare a meno.

 

Arrivati nella sala, Dahlén si guardò attorno incuriosito. Era una stupenda stanza con un tavolo circolare al centro ed una serie di poltrone girevoli tutte attorno. Le pitture astratte che ornavano le pareti erano opere di grande valore. A Richard non erano mai piaciute ma questo non aveva molta importanza, l'importante era che si trattasse di opere di un certo rilievo. Ad ogni posto vi era un interfono collegato ad un traduttore, per le conferenze internazionali. Ogni poltrona era rivolta verso un'unica direzione, ovvero verso la postazione capotavola. Quest'ultima volgeva le spalle ad una grande vetrage attraverso la quale si poteva vedere la maggior parte di Miami e dalla quale entrava un dolce e morbido sole pomeridiano. Anche questo era uno di quei trucchi psicologici adatti ai grandi uffici. Mettere sempre gli interlocutori esterni controluce, in una evidente posizione di svantaggio.

 

Richard si sedette al posto capotavola, indicando ad Erik la poltrona alla sua destra.

 

-- Il dottor Müller sarà qui tra breve. -- Spiegò, come se Erik non avesse ascoltato la sua chiamata tramite interfono.

 

-- Mi dica qualcosa di questo dottore. La prego. -- Il giovane era un vero drago in politica. Mai sulla difesa, sempre in attacco.

 

-- Lavora con noi da più di cinque anni. Si è laureato in fisica applicata alla Columbia University nel South Corolina. La conosce ?... -- Era bene passare al contrattacco.

 

-- Si. Ho frequentato un master in elettromagnetismo un paio di anni fa. -- No c'era nulla da fare, quel tipo non lo si prendeva facilmente per la coda. -- Mi dica. Il dottor Müller ha studiato elettromagnetismo ?... Mi pare che la Columbia University sia famosa per questo campo di ricerche.

 

-- Si. In effetti. -- Era veramente un mostro. Intuiva tutto alla prima occhiata. Sarebbe sicuramente stato un ottimo elemento per la Explorer Tech, un elemento indispensabile. Bisognava ottenere la sua collaborazione a tutti i costi. Anche se Richard dubitava apertamente che dipendesse da lui convincere un simile individuo. A lui era concessa la facoltà di offrire buoni stipendi, condizioni particolari nel contratto, e magari appetibili optionals quali fondi spese e diarie. Ma Dahlén era partito in quella trattativa parlando di campi di ricerca e non di remunerazione. In fin dei conti era giusto. Quello era il suo lavoro. Se la cosa gli rimaneva interessante, lo avrebbe svolto con maggiori soddisfazioni di quanto un lauto stipendio poteva fare. -- Vedo che lei è molto interessato al nostro tipo di ricerche e non ha neppure fatto cenno a condizioni economiche o di lavoro. Me lo può spiegare ?... -- Forse, pensò, era meglio adottare una politica più aperta. Poteva anche scapparci qualcosa di buono.

 

-- Non è che ci sia molto da spiegare. -- Rispose Erik sorridente. -- Io ho chiesto di sostenere un colloquio e le sono grato per avermelo concesso. Per il momento ho il mio lavoro al CERN. -- Peccato, sospirò Richard. -- Ma lavoro anche per conto mia, a casa. Una mia passione. Anche se con mezzi molto ristretti a volte mi perdo in interessanti ricerche. E, di tanto in tanto, trovo stimolanti risultati. -- Su questo Richard non aveva dubbi. Era più che normale che un simile individuo non trovasse soluzioni nuove ed originali, era una dote che aveva ampiamente dimostrato. -- Purtroppo. -- Continuò Erik. -- La vita è dura e bisogna pur mangiare. Oltretutto io spendo molti soldi in apparecchiature ed ho bisogno costantemente di informazioni, energia e materiale per i miei studi e le mie ricerche personali. Così, saltuariamente, chiedo la possibilità di sostenere un colloquio a grandi aziende come la vostra. -- Il sorriso del giovane era aumentato. -- In questa sede non le sto proponendo una mia assunzione. Credo che per un altro pò di tempo le mie ricerche presso il CERN siano più che sufficienti ad assorbire tutto il mio interesse,  oltre naturalmente i miei hobbies casalinghi.

 

Richard, folgorato da una improvvisa comprensione chiese senza mezzi termini. -- Lei evidentemente non è interessato a lavorare presso di noi. Lei mi sta proponendo di comprare i risultati di sue ricerche ?... -- Dahlén annuì. -- Lei comprenderà che esistono delle leggi molto severe al riguardo. -- Si stava scaldando. -- Non credo che la mia azienda sia interessata ad acquistare risultati di ricerche che potrebbero appartenere ad altri, nella fattispecie al CERN.

 

Erik sgranò gli occhi. -- Non era mia intenzione.

 

-- Lei mi ha appena detto che ... -- ma non fece in tempo a finire la frase che il giovane professore lo interruppe.

 

-- Le ho detto che cedo i diritti sulle mie ricerche, e le ho anche detto che sono ricerche personali. Legalmente è tutto regolare. -- Precisò aggressivo il giovane che per la prima volta sembrava aver perso il controllo della sua calma. -- Non mi fraintenda. Il mio lavoro al CERN è una cosa molto particolare. Oltre al fatto che non credo le interessino i risultati di una ricerca sui quanti energetici della materia. -- Lentamente stava riprendendo la pacatezza di prima. -- Io svolgo anche ricerche personali. Tutte le volte che ottengo buoni risultati brevetto personalmente l'idea. Poi, mancandomi costantemente i fondi per continuare in questa mia passione, devo vendere i diritti di utilizzo di tali brevetti.

 

-- Così sembra una soluzione più legale. -- Cercò di riparare il direttore.

 

 Dahlén lo squadrò crucciato da capo a piedi. -- Non era mia intenzione proporre qualcosa di illegale. La mia immagine di ricercatore non è così osannata perché vendo le idee altrui, bensì per il fatto che ne ho tante di mie. -- E rimase in silenzio, offeso.

 

-- Mi perdoni se ho frainteso. -- Si scusò Richard. Se le cose stavano come il giovane aveva detto, la cosa era facilmente controllabile presso il pubblico registro dei brevetti approvati. E, forse, era stato un errore chiamare il dottor Müller anziché qualcuno di più preparato per parlare con questo individuo. -- Spero questo non causi problemi tra noi.

 

-- Non si preoccupi. Non mi ero spiegato sufficientemente bene. Sa, io non sono molto abile come venditore. Mi appassiono maggiormente parlando di argomenti più vicini al mio lavoro.

 

-- Capisco. -- Era meglio così. In fondo Dahlén non era poi troppo antipatico. Magari stava per offrire delle ottime informazioni ed il fatto che non fosse un abile commerciante poteva venire a tutto vantaggio dell'azienda.

 

I minuti successivi trascorsero in un asciutto silenzio. Era evidente che le argomentazioni tra i due erano del tutto esaurite. Erik si guardava attorno e si era anche alzato chiedendo il permesso di ammirare il panorama. Richard, da parte sua, senza aver niente da aggiungere alla conversazione, tranne qualche banale frase sul tempo magnifico e sulla vista panoramica, si era acceso un pestilente sigaro e se lo stava godendo con evidente gusto. Erik non ci fece neppure caso.

 

Il dottor Müller finalmente arrivò interrompendo quella patetica scena di reciproco mutismo. -- Buongiorno signori. -- Si annunciò entrando. Duane non lo aveva annunciato, ma era normale che il dottore, essendo atteso, non aveva bisogno di molti formalismi. Oltre al fatto che era ben conosciuto. -- Sono accorso immediatamente. -- Precisò. I laboratori si trovavano al piano terra, non troppo distanti ed il tempo trascorso era stato veramente poco, anche se per Blackwell era parso un'eternità non avendo nulla da dire al suo ospite.

 

-- Non si preoccupi. -- Lo scusò Richard abbozzando un sorriso. Almeno Müller aveva un'aria più sorniona di Dahlén e restava immediatamente simpatico. Un pregio non da poco. -- Le presento il professor Erik Dahlén.

 

Müller si avvicinò al tavolo mentre Erik, distolto il suo interesse dalla vista panoramica della città gli andava incontro. Si strinsero la mano a metà strada. -- Piacere, sono il dottor Peter Müller. Ho letto alcuni dei suoi articoli sulla rivista Science. È un vero onore incontrarla di persona.

 

-- Il piacere è tutto mio. -- Erik sorrise al suo ammiratore. Si erano già intesi. Potenza della scienza.

 

-- Vi prego, signori, sedetevi. -- Li invitò il direttore che aveva il vago sospetto di essere di troppo. -- Dottore. -- Disse rivolgendosi al nuovo arrivato. -- Il professor Dahlén non è qui per un colloquio di lavoro. Egli ha espresso il desiderio di venderci i diritti di utilizzo di una sua ricerca. -- Precisò guardando Erik per vedere un cenno di riscontro. Il professore annuì. Alla fine, almeno, era riuscito perfettamente a capire a cosa quello strano individuo stava mirando. -- Ancora non ho saputo in cosa consista questa ricerca, ma spero caldamente sia un qualcosa di interessante. Il professore è molto sicuro di sé e dalle sue qualifiche si desume che abbia una preparazione ottima in campo scientifico. -- Un pò di adulazione, ma non troppo aperta, poteva essere utile. Specialmente dopo la gaffe di prima.

 

-- Conosco la fama del professor Dahlén. -- Sorrise Peter. -- Sono più che sicuro che se ha lavorato su qualche progetto ha scoperto nuove eccitanti strade in un campo di ricerca ancora tutto da analizzare. -- L'adulazione del dottor Müller, magari, era eccessivamente prossima all'idolatria, ma anche questo poteva risultare utile. -- Suppongo -- aggiunse Peter -- che io sia stato convocato per valutare ciò che il professore ha da offrire, non è così ?... -- Chiese guardando Blackwell, felice per quella gratificante possibilità.

 

-- Si. E proprio così. -- Confermò questi. In effetti l'idea iniziale era di far partecipe Erik di ciò che l'azienda stava studiando, ma era un bene passare subito al nocciolo della questione.

 

-- Bene. Sono ansioso di sapere di cosa si tratta. -- Müller era veramente eccitato. Sembrava un padre in procinto di veder nascere il primo figlio.

 

-- Ho saputo dal direttore Blackwell che lei si è laureato alla Columbia University. Si è specializzato nel campo dell'elettromagnetismo, non è vero ?.. -- Chiese Erik.

 

-- Si. Ho anche svolto la mia tesi di laurea sugli effetti di un campo diamagnetico all'interno delle turbine delle centrali. -- Rispose il dottore.

 

-- Bene. Il brevetto che ho approntato solo pochi mesi addietro, e che ho già provveduto a registrare, -- spiegò Erik a beneficio del direttore -- si basa proprio sulle proprietà elettromagnetiche di alcuni materiali. Così, anche non volendo, lei è la persona più adatta a comprendere ciò che posso offrire. -- Sorrise come se avesse appena finito di raccontare una innocua battuta, che, logicamente, nessuno aveva capito tra i presenti.  --  Posso avere una lavagna per scrivere ?...  --  Chiese ancora diretto verso Blackwell.

 

-- Certamente. Abbiamo un proiettore da tavolo proprio qui. -- Rispose Richard premendo un bottone sulla sua parte di scrivania ed attendendo che un carrello elettrico uscisse dalla parete al suo fianco.

 

Contemplando il proiettore, Erik vi si avvicinò. -- La ringrazio. -- Disse, poi, accendendo la macchina e prendendo in mano un pennarello ed un foglio lucido, iniziò a scribacchiare una lunga formula matematica. -- Lei sa di cosa si tratta ?.. -- Chiese rivolgendosi a Peter.

 

-- Si. E la formula di un campo magnetico attorno ad una sfera. -- Spiegò incerto. -- Ho sbagliato ?...

 

-- No. È esattamente ciò che ha detto. Adesso segua ciò che dico. -- Lo esortò.

 

Richard perse immediatamente il segno di quella discussione. Aveva la netta impressione di trovarsi in un altro continente e stesse ammirando una infuocata discussione tra due indigeni. Non riusciva a capire neppure cosa stessero dicendo. Si sentiva inutile, anzi, si sentiva totalmente inutile, superfluo. Tanto che dopo un pò si alzò e si congedò senza che gli altri neppure se ne accorgessero. Silenziosamente ma platealmente costeggiò il tavolo ed uscì dalla sala delle riunioni. Si sentiva frustrato.

 

-- Duane. -- Chiamò stizzosamente.

 

La segretaria si precipitò lungo il corridoio con gli occhi sgranati. La sua espressione era l'esatta pantomimica di quello che stava pensando. Cosa stava succedendo ?... Perché mai il direttore era fuori dalla sala delle riunioni ?... Incendio ?... Furore ?... Polizia ?... Ambulanza ?... -- Cosa è successo ?...  -- Chiese infine cercando dentro di sé una pacata calma.

 

-- Nulla. -- Sbottò Richard. -- Nulla di grave. -- Precisò. -- Lei non ci crederà. Ma quei due hanno cominciato a parlare tra di loro di formule come in un film di fantascienza. Non si sono neppure accorti che me ne sono andato.

 

-- Mi dispiace. -- Fu l'unico possibile commento che la signorina Skinner poteva permettersi di fare.

 

-- Vorrei un caffè. -- La voce di Richard, adesso, sembrava più calma e meno iraconda. -- E... -- aggiunse -- ... se non le dispiace gradirei che mi facesse compagnia al bar.

 

La segretaria non rispose subito. Ricordava la discussione che c'era stata tra loro e non era certamente propensa a cambiare idea. Tuttavia, qualcosa dentro quell'uomo, si era infranto. Forse la sua sicurezza. Forse l'agguato alla sua intelligenza da parte di una persona come quel professor Dahlén che pareva essere la reincarnazione di Einstein. Riflettendo bene sull'offerta. Acconsentì. Quello non aveva l'aria di un approccio. Sembrava più la ricerca di un pò di compagnia per affrontare meglio la fase del caffè.

 

=^.^=

 

Circa un'ora dopo, Richard pensò bene di tornare nella sala delle riunioni. Era bene visionare a che punto era arrivata quella stramaledetta discussione.

 

Entrò silenzioso. I due indigeni erano vistosamente provati dalla disputa. Rossi e leggermente sudati. Non urlavano, ma le parole che usavano avevano mille sfumature derisorie. La cosa più palese era che non si stavano trovando in accordo. Era meglio intervenire. -- Bene, signori. -- Esordì Richard. -- Spero che vi siate intesi. -- Era evidente che stava accadendo  l'esatto  contrario,  ma era bene dare un pò di fune a quella discussione.

 

-- No. -- Sbottò Peter.

 

-- No ?... -- Richard l'aveva già capito, era più che evidente che i due litigavano, anche se in quel modo tanto alieno. Adesso bisognava solamente fare in modo di capire cosa era andato storto. -- Cosa è successo in mia assenza ?... -- Chiese ancora. -- Vi prego di usare parole che io possa comprendere. -- Sorrise.

 

-- Questo millantatore vuole farmi credere che ha trovato un modo per liberare l'energia cinetica potenziale dagli oggetti senza muoverli. -- Disse il dottor Müller in un tono glaciale. Forse lo stesso tono di un predicatore che avesse sentito parlar bene di Satana.

 

Erik se ne stava tranquillamente seduto, sorridente quasi, senza dire nulla.

 

-- Ovvero ?... La prego di spiegarsi. -- Richard non era uno stupido, ma comprendere che in un qualche modo Erik era riuscito a dire che si poteva cavare l'energia cinetica ad un oggetto non lo aiutava a comprendere perché l'altro si accalorasse tanto. A parte il fatto che sembrava essere considerata una cosa impossibile.

 

-- Questo millantatore sta affermando di aver scoperto l'antigravità !... -- Urlò Müller.

 

-- Interessante. -- Fu lo stupido commento che venne da dire a Richard. Aveva ragione quando pensava che quei due parlassero di fantascienza.

 

-- Interessante un corno !... -- Urlò ancora il dottore. -- Io me ne vado !... Non voglio sentire altre eresie !... -- Detto ciò, prese e se ne andò sbattendo la porta.

 

-- Vedo  che  non si è fatto un amico. -- Commentò il direttore rivolgendosi a Dahlén.

 

L'altro alzando le spalle, replicò asciutto. -- Accade spesso quando tento di spiegare il mio punto di vista. Non credo di essere un buon oratore.

 

-- Direi che ha l'aria di un eretico. Almeno considerando la reazione del suo collega. -- Stava quasi per ridere. Quella storia si stava facendo esilarante. -- Bene. -- Aggiunse. -- Visto che per il momento non siamo arrivati a nessun accordo ... -- avrebbe voluto porre termine a quella discussione, sia per il fatto che il suo ricercatore aveva dato in escandescenze a sentire ciò che Erik aveva detto, sia per il fatto che questo rendeva il professore leggermente più antipatico del solito. Era giunto alla conclusione che qualunque cosa gli poteva offrire non era di interesse per l'azienda. Così, cercando un modo delicato per farlo, voleva allontanare il millantatore. Avrebbe voluto dire qualcosa del tipo: "ci faremo sentire noi" ma non ne ebbe il tempo.

 

Erik, silenzioso ma tranquillo, aveva tirato fuori da una delle sue tasche un oggetto ovoidale grosso meno del suo pugno, di un tenue colore ambrato. Lo aveva guardato attentamente per un istante e lo aveva avvicinato al tavolo, tenendolo a circa una trentina di centimetri sopra di esso. Poi, come per magia, ritrasse la mano e l'ovoide restò a galleggiare a metà aria.

 

-- Cosa diavolo è quello ?... -- Richard non poteva credere ai suoi occhi. L'antigravità, nonostante ciò che aveva detto Müller, era stata appena scoperta.

 

-- Solamente un piccolo prototipo. -- Erik era estremamente rilassato. -- Può immaginare benissimo da solo per¬ché sono riuscito a costruirlo io e non Müller. Le mie idee vanno leggermente fuori da ciò che per gli altri è comprensibile. Ha visto da solo la reazione del dottore. Tuttavia ottengo i miei buoni risultati, come può osservare da solo. -- Adesso stava proprio ridendo. La sua rivincita dopo il discredito che gli era stato gettato addosso, era un tipo molto plateale per un ricercatore.

 

-- È incredibile. -- Cosa si poteva aggiungere. La mente di Richard già spaziava nelle possibili applicazioni di un simile congegno. Il sogno di ogni affarista. Trasporti, macchine, divertimenti. Tutto sarebbe stato stravolto da questa nuova tecnologia. Lo spazio diventava una meta alla portata di tutti. Anche il modo di concepire i viaggi sarebbe cambiato.

 

-- Lei può benissimo immaginare ciò a cui questa scoperta può portare. -- Disse ancora Erik. -- Mi faccia un'offerta.

 

-- Io... Io... -- Come si poteva su due piedi dare un valore a quella incredibile invenzione ?... I suoi pensieri correvano frenetici, quando, improvvisamente, furono interrotti da un lieve sibilo che crebbe di intensità.

 

Il sibilo divenne un grido, poi un ruggito. Una luce rossastra con un'anomala sfumatura blu cobalto invase l'intera stanza. Erik si teneva la testa tra le mani, imitato da Richard, in modo da attutire quel fragore.

 

Infine, la luce si affievolì ed il ruggito cessò.

 

Nella stanza erano in tre.

 

-- Scusate l'intromissione. -- Esordì il nuovo venuto. Richard credette di essere impazzito. Davanti ai suoi occhi, che sbattevano increduli, c'erano la bellezza di due Dahlén. Uno accanto all'altro, anche se vestiti in maniera diversa. -- Sono venuto ad avvertirti che non è stata una buona idea quella di  vendere  i  diritti  sul   brevetto  dell'antigravità.   --   Disse il nuovo Dahlén all'altro.

 

-- Chi sei tu ?.. -- Chiese Erik a se stesso.

 

-- Sono te stesso, solamente che io vivrò tra cinque anni.

 

-- Tempo ?...

 

-- Si. Hai già un'idea di come fare, non è vero ?... Ti mancano solamente qualche strumento giusto ed un pò di pazienza.

 

-- Hai ragione. -- Contemplò il Dahlén più giovane. Si era immediatamente ripreso dallo choc iniziale ed adesso pareva che tutto fosse estremamente normale. Non si poteva certo dire la stessa cosa di Richard che blaterava parole incomprensibili ed aveva gli occhi fuori dalle orbite.

 

-- Sono venuto per dirti che non devi vendere i diritti sul brevetto dell'antigravità.

 

-- Cosa ha scatenato questo gesto ?... -- Dahlén era un tipo molto veloce nel comprendere come stessero le cose. Oltretutto parlare con se stesso era ancor più facile visto che poteva intendersi alla perfezione.

 

-- Una guerra atroce. Gli americani non hanno voluto permetterti di vendere gli stessi diritti anche all'Europa, al Giappone ed alla Russia.

 

-- Perché ?... -- Detta dall'Erik più giovane pareva una domanda molto sensata.

 

-- Lo sai quanto me che la politica non è il nostro forte. Io so solamente che questo ha portato ad una guerra con miliardi di morti e questo non mi piace.

 

-- Sono d'accordo. Ma ... -- Il giovane Erik ragionava alla stessa velocità pazzesca del suo futuro io. -- ... questo vorrà dire che non riscuoterò i soldi per i diritti di utilizzazione del brevetto e non costruirò mai la macchina del tempo per tornare ad avvertire me stesso di non fare una simile sciocchezza. Come pensi di risolvere tale paradosso ?...

 

-- Non credo ci siano i termini per un paradosso. Prima cosa, i soldi che adesso ti vedrai arrivare, ben presto te li toglierà lo stato per evitare che tu scappi e venda il brevetto ad altri. Secondo, il resto della tua vita non dovrebbe cambiare, a parte il fatto che nel mio futuro metà del genere umano ti odia. Inoltre la macchina del tempo, lo scoprirai da solo, non è difficile da costruire e neppure particolarmente costosa. Non ti darò nessun suggerimento perché non voglio toglierti l’emozione della ricerca. L'unica cosa che mi devi promettere è di tornare ad avvertirti del pericolo. Questo dovrebbe eliminare ogni possibile paradosso.

 

-- Non proprio. Tieni presente che il futuro da cui tu vieni verrà cancellato dal mio rifiuto a cedere il diritto di utilizzo dell'antigravità.

 

-- Già. Sono pronto a subirne le conseguenze. La posta in gioco è troppo importante. Sappi che hanno utilizzato ogni genere di arma. Ogni genere !... E se devo essere sincero non credo che sopravviverò neppure io all'ambiente da cui provengo. Spero solamente che tutto questo sia mutato quando tornerò indietro.

 

-- Farò in modo che sia così. -- Promise il giovane Erik. Detto ciò vide scomparire il suo futuro se stesso allo stesso modo di come lo aveva visto apparire, in un lampo di luce. Fortunatamente questa volta il sibilo non si ripeté.

 

Richard nel frattempo si stava riprendendo, solo parzialmente consapevole di ciò che i due si erano detti.

 

-- Credo che la mia proposta sia annullata. -- Spiegò Erik alzandosi e riprendendo l'ovulo ambrato che galleggiava sopra il tavolo. -- Arrivederci.

 

-- Aspetti. -- Lo fermò dopo un attimo il direttore. Il professore nel frattempo era già arrivato alla porta. -- Mi dica. -- Esitò un attimo. -- Lei veramente costruirà anche una macchina del tempo ?...

 

-- Sembrerebbe di si.

  

    

     

  Breve racconto di fantascienza scritto a sei mani scritto da Gatto NineNineNine, Fratellino e nostro Padre intitolato: Il Colloquio   num di sigla 14668   

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