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Le dodici Principesse
di Gatto NineNineNine   

  Racconto di Gatto NineNineNine: Le dodici Principesse ...  

Racconto di Gatto NineNineNine: Le dodici Principesse ...

         

  Gatto NineNineNine at the North Pole    

Le dodici Principesse (racconto di Gatto NineNineNine)

         

C’era un Re che aveva dodici figlie, una più bella dell’altra, esse dormivano insieme in una grande camera. In letti sontuosi disposti in file e quella sera, dopo che si erano coricate, il Re chiuse la porta e si mise la chiave in tasca.

Il giorno successivo le attendeva una dura giornata; quella del ballo. Anche se, in verità, il Re le aveva chiuse solamente per evitare che la sua piccola, ribelle preferita potesse scappare.

Le giovani, nei giorni precedenti, avevano già dovuto affrontare diverse cerimonie, discorsi pubblici, riunioni ed ognuna di loro aveva avuto modo di passare del tempo con il Principe.

Ognuna delle sorelle aveva dimostrato grandi abilità mettendo in mostra il proprio lato migliore, le proprie doti e capacità.

In fondo quei giorni servivano proprio a questo, dare il meglio di sé al popolo, dimostrare di essere forti e risolute, abbastanza da poter regnare su Panem, la più vasta contea mai vista nei secoli della storia inglese.

Per governare un territorio così vasto serviva una Regina all’altezza del compito.

E’ proprio per questo che al settantacinquesimo anno del Regno di Panem, le dodici sorelle erano entrate a far parte della “Selezione”, una settimana durante la quale ogni giorno dovevano partecipare a vari eventi, dimostrando le proprie attitudini a tutto il popolo di Panem, ma non solo.

La vincitrice infatti sarebbe stata scelta dal Principe Haxon, che le avrebbe assicurato il trono.

Il vero obbiettivo delle dodici ragazze era appunto Haxon.

Colei che si fosse aggiudicata il cuore dell’affascinate Principe avrebbe vinto la “Selezione” e sarebbe stata ufficialmente la nuova Regina di Panem.

Le dodici ragazze avevano già superato i primi quattro giorni. Si erano molto impegnate, quasi tutte avevano ricevuto un invito dal Principe e si erano dimostrate forti e abili in tutti i campi: sportivo, creativo … avevano lavorato sodo, indossando i migliori capi vestiari dei celebri stilisti di Panem, mai una di loro aveva osato trasgredire alle rigide regole della “Selezione” o rivolgersi male al Principe.

Insomma, in poche parole, tutte avevano la stoffa delle Principesse ed ognuna di loro aveva ricevuto altissimi voti in tutte le categorie in cui si divideva la “Selezione”.

Tutte forse … tranne una.

Merida, diciassette anni, piccola ribelle preferita del Re, l’unica partecipante della “Selezione” ad avere i capelli rossi. Questo piccolo particolare, fin da subito, aveva infastidito sia il popolo che il Principe, come se la ragazza fosse l’unica rosa rossa in un roseto di rose bianche.

Con il tempo aveva invece dimostrato di avere più spine che petali e da “creatura mistica” quale era stata considerata, non divenne altro che la pecora nera del gruppo.

In fondo Merida era sempre stata un’anima libera. Saltava spesso le lezioni di buona educazione per andare di nascosto a cavallo e fuggire nei boschi a cacciare qualche povera bestiolina. Usava l’arco che le aveva regalato suo padre.

Aveva sempre avuto un carattere ribelle, anche solo nell’aspetto esteriore.

Bastava guardare le altre, sempre in ordine, capelli raccolti, abiti di stoffe preziose. Lei invece senza un paio di pantaloni ed una felpa non usciva dal castello.

“Piuttosto non mi vesto!” Diceva da piccola e, dato il suo caratterino, beh, detto, fatto.

Aveva sempre creato problemi alle povere balie del castello, la definivano il “Diavoletto Rosso”.

Si era sempre sentita a disagio in quel luogo. Non faceva affatto per lei, aveva bisogno di spazio, di una vita libera e senza recinzioni.

No, lei nella “Selezione” non ci doveva neanche essere.

Nessuno si era stupito dei bassi voti ottenuti alle prove e quella mattina, la giornata decisiva, la prova finale: il ballo. Il ballo avrebbe finalmente chiuso questa folle gara per il dominio di Panem.

Le regole erano chiare, quella mattina tutte le Principesse avrebbero dovuto indossare l’abito migliore, prepararsi al meglio, perché quella sarebbe stata la prova decisiva.

Haxon avrebbe scelto la futura Regina di Panem.

Merida, quel giorno, nonostante le varie prediche da parte degli stilisti, di mettersi l’abito da ballo non ne volle proprio sapere. Uscì indossando un paio di jeans e gli stivali che usava sempre per andare a caccia.

Inutile dire che, una volta in sala, attirò gli sguardi di tutti. Ma lei non si curò molto dei commenti degli altri, in fondo lei non era lì per vincere, era lì per obbligo, era lì per far vedere all’intera Panem che lei voleva un’altra vita, che non era fatta per fare la Regina.

Entrata nella sala, successe una cosa che non si sarebbe mai aspettata.

Haxon, l’affascinante e famoso Principe di Panem, aveva un arco in mano e salutò stranamente Merida con una cordialità inaspettata:

“Ehi Merida, ti va di fare qualche tiro ?”

La ragazza fu presa alla sprovvista, era forse una specie di invito ?

In fondo lei non ne aveva ricevuto neppure uno.

Merida lo guardò attentamente.

Era un bel ragazzo, certo, ma non capiva cosa ci trovassero le altre di perfetto ed affascinante. Insomma, aveva anche lui i suoi difetti: un dente  un po’ scheggiato e le punte dei capelli di un castano scuro, come se uscissero dalla testa come fili d’oro e poi si scurissero misteriosamente.

Forse, a pensarci bene, proprio questi difetti lo rendevano più carino.

“Va bene, andiamo.” Disse Merida.

Lui la prese sottobraccio e la aiutò a salire a cavallo.

Merida ancora non credeva a quello che stava succedendo.

Magari le avevano teso una trappola, magari le sue sorelle si erano stancate delle sue bravate ed adesso volevano farle un tremendo scherzo per buttarla fuori dal gioco.

Ma tanto per lei cosa cambiava ? Non aveva sempre voluto uscire da quelle mura ?

Eppure, questa volta, c’era qualcosa che nel profondo del suo cuore le diceva che qualcosa non andava bene.

Guardando Haxon, c’era qualcosa in lui che non le quadrava.

“Com’è che un reale come voi si abbassa al mio livello ?” chiese ad un tratto Merida.

“Oh, no.” Rispose sorridendo il giovane fermando il cavallo in mezzo alla radura. “Non sono affatto un reale.”

“Cosa volete dire ?” Lei ridacchiò divertita.

“Voglio dire, mia cara, che non sono fatto per la vita monotona e triste del Re.” Aiutò Merida a scendere dal suo cavallo con molta delicatezza.

“Continuo a non capire.” Ribattè lei.

“Ecco, prendete.” Il ragazzo porse a Merida l’arco e le frecce.

Lei lo prese ed iniziò a tirare la corda verso di sé; si ricordò di tutte le volte che aveva fatto questo movimento. Oramai l’arco era un’estensione del suo corpo, un prolungamento del suo braccio.

“Non così, non con tanta forza, Merida. Questo arco è fragile e potrebbe rompersi.”

Lei allentò la presa e proprio in quell’istante suonarono le campane. Quattro precise note.

Il Principe aveva appena scelto la futura Regina.

Qualcosa non tornava. Eppure Haxon era lì con lei. Che si fossero sbagliati ?

“Cosa vuol dire ? Non sanno che sei qui ?” Chiese Merida.

“Merida, io non sono Haxon. Sono suo fratello.” Rispose il ragazzo sorridendo. “So cosa provi. Io posso regalarti la libertà, vieni via con me e sarai libera.”

Merida era ancora confusa, le girava la testa, il suo segreto sogno le si era appena materializzato davanti.

“Ti seguo.” Disse e così fu. Come suo solito: detto, fatto.



Scritta da gatto NineNineNine a Novembre 2013

Come compito per casa, sperando di ottenere un buon voto.

NOTA: Mi scuso per il bricolage di novelle prese a caso tra le mie letture preferite, tra i miei amati cartoni animati; il tutto mescolato con il mio personale modo di vedere l’universo. Spero che questo piccolo racconto ti sia piaciuto.

  


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