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Tale Padre, Tale Figlio
di Gatto NineNineNine   

  Tale Padre, Tale Figlio ... Ecco un altro breve racconto scritto a sei mani tra Gatto, Fratellino e nostro Padre ...  

Ecco un altro breve racconto scritto a sei mani tra Gatto, Fratellino e nostro Padre ...

        

  Tale Padre, Tale Figlio ...  

Tale Padre, Tale Figlio

          

Il sole brillava ed alcuni raggi attraversavano la grande finestra per illuminare il tavolo di sala.

Enrico aveva appena messo al fuoco la macchinetta del caffè ed aspettava pazientemente. Con le dita tamburellava sopra il tavolo.

Dario si avvicinò al proprio padre osservandolo. Enrico si voltò con calma ed osservò suo figlio, sorrise.

-- Ciao -- disse il padre. -- Fammi pure la tua domanda.

-- Come fai a sapere che ho una domanda per te ? – Chiese Dario con voce sospettosa.

-- Te lo posso leggere negli occhi.

Il fischio della caffettiera interruppe la piccola conversazione. Enrico si alzò e si diresse verso i fornelli. Dario lo seguì senza fiatare.

-- Ho la vaga impressione che la tua domanda sia molto importante. – Continuò il padre mentre versava il caffè dentro una piccola tazzina.

-- A volte, non sempre, posso sentire cosa pensi. – Affermò in un sol fiato il piccolo, come se si vergognasse.

Enrico si voltò verso suo figlio, sorridente, ed appoggiò la macchinetta del caffè sopra una presina.

-- Posso essere sincero con te ? – Chiese il genitore. – Sono già un paio di settimane che ti osservo. – Continuò senza attendere una risposta. – In effetti sono un po’ sorpreso, sei molto precoce. – Enrico osservò il piccolo che adesso aveva gli occhi puntati su di lui, concentrato.

-- E’ inutile che tu cerchi di leggermi la mente. – Enrico lo disse proprio come se stesse rispondendo ad una domanda. Detto ciò prese un cucchiaino ed aggiunse lo zucchero al proprio caffè. I raggi di sole che entravano dalla finestra attraversavano il fumo del caffè caldo, sembrava che qualcosa danzasse nell’aria, proprio in mezzo tra padre e figlio.

-- Sei molto giovane per quello che sto per dirti, ma è giusto che questa cosa la facciamo nel modo giusto. – Affermò infine l’adulto. Il piccolo Dario non disse nulla. Aveva poco più di dieci anni ed era solamente un bambino.

-- Per prima cosa voglio dirti che non dovrai mai parlare con nessuno di quello che ti dirò. – Enrico era sempre sorridente, eppure, Dario, sapeva bene che in quel momento era serio, lo poteva vedere dagli occhi e lo sentiva dentro il suo cuore. Annuì.

-- Bene. – Continuò. – E’ molto importante che nessuno lo sappia. – Enrico fece una pausa molto eloquente osservando suo figlio.

-- Devi sapere che da tempo immemorabile la nostra famiglia ha sempre avuto una dote un po’ particolare. Molto particolare. Possiamo leggere i pensieri degli altri con la stessa facilità con cui ne ascoltiamo le parole. – Dario tremò. Enrico allargò il suo sorriso. – Come ti ho detto è un po’ che ti controllo ed ho già visto alcuni sintomi iniziali della dote di famiglia.

-- A volte sento la mamma che pensa tra sé e sé. A volte sento te. – Dario parla veloce, come se fosse una macchinetta che sforna numeri.

-- All’inizio è più facile percepire i pensieri delle persone che ti sono più familiari. Pian piano inizierai a sentire anche gli altri. – Sospira. – In verità ci sarà anche un piccolo periodo di tempo in cui farai fatica a frenare l’onda dei pensieri di tutte le persone che ti stanno accanto. Ma non ti preoccupare, ben presto imparerai a filtrare solo i pensieri che ti interessano oppure ad escluderli completamente.

Dario osservava suo padre con gli occhi grandi, la bocca leggermente aperta.

-- Io posso leggere molto chiaramente nei tuoi pensieri perché ancora non riesci a schermarli. Ad esempio ti proibisco fin da subito di curiosare nei pensieri di Matteo, lascialo stare, è grande almeno il doppio di te e per il momento è meglio non farsi notare.

Il piccolo Dario sospira. Per un attimo aveva pensato di poter scoprire qualche segreto del bullo della scuola.

Enrico prende il suo caffè con entrambe le mani e lo sorseggia. Ancora è molto caldo ma anche molto profumato.

“Mi prenderesti il latte nel frigorifero ?” Pensa diretto verso suo figlio.

Dario non ci pensa due volte, si gira di scatto e va a prendere il latte.

-- Ti ringrazio, però vorrei farti notare che non te l’ho chiesto. – il piccolo Dario sgrana gli occhi. – Vedi – continua suo padre – devi stare molto attento. Sono generazioni che utilizziamo il nostro dono senza che nessuno si sia mai accorto di nulla. La lezione di oggi è proprio questa. Nessuno deve scoprirti. Le conseguenze sarebbero disastrose.

-- Lo prometto, non lo dirò mai a nessuno.

-- E’ molto importante che nessuno si accorga del nostro dono. Sono secoli che lo proteggiamo.

Dario annuisce.

-- Nei prossimi mesi ti insegnerò ad affinare le tue potenzialità. Però non devi avere fretta.

Il piccolo si rattrista immediatamente. – Devo studiare ?

-- No, – sorride Enrico – non devi studiare. – Diciamo che ti dovrai impegnare come faresti per imparare un’arte marziale.

Il piccolo Dario, immediatamente, riprende vigore.

Quel pomeriggio, Enrico, pensò che il suo caffè era particolarmente buono.

--- o --- o ---

Il giorno successivo, appena finita la scuola, Dario corse verso casa il più velocemente possibile.

Enrico sente i pensieri elettrici di suo figlio a ben due isolati di distanza e ride.

-- Cara Marta oggi per me sarà una lunga giornata. – Dice alla moglie.

Marta si limita a baciarlo.

Appena arrivato in casa il piccolo getta lo zaino con i libri scolastici in un angolo e corre in cucina.

-- Prima devi mangiare. – Gli ricorda suo padre che ha già compreso la sua impazienza.

Il piccolo si getta sul piatto di pasta e lo divora seduto in punta alla sedia.

-- Non avere tutta questa fretta. Devi imparare anche ad essere paziente. I miglioramenti si ottengono con l’esercizio ed anche con la maturità. Occorre un po’ di tempo prima di poter padroneggiare il tuo dono.

Dario ascolta suo padre, annuisce, ma continua ugualmente a mangiare velocemente.

-- Ti è piaciuta la fettina di carne fatta con pomodoro e mozzarella ? – Chiede sua madre.

-- Buonissima. – Risponde Dario continuando a masticare mentre si alza in piedi.

-- Ho capito. – Enrico non può far a meno di sospirare.

Poco dopo son già in strada diretti verso il parco. Dario ha con se la sua bicicletta e suo padre lo guarda soddisfatto.

-- Bene. – Esordisce Enrico. – Dobbiamo fissare un paio di regole. “La prima regola in assoluto è la segretezza. Ti ho già detto che nessuno deve mai sapere del tuo dono. La seconda regola è la gentilezza. E’ proibito utilizzare il dono per fare del male. Puoi farlo solo se è in pericolo la tua vita. Per il resto imparerai crescendo quante incredibili cose possiamo fare.”

-- D’accordo. – Risponde Dario.

-- No, non è la risposta giusta. Devi dire: Prometto.

-- Prometto.

-- Prometto solennemente di rispettare le due regole fondamentali: Segretezza e Gentilezza. – Insiste Enrico molto seriamente.

-- Prometto di rispettare le due regole fondamentali.

 -- Bene. Se non lo farai dovrò intervenire.

Dario guarda perplesso suo padre.

-- Forse non lo sai ma posso bloccare il tuo dono.

Ghiacciato. Ecco, era questa la parola più vicina a descrivere quello che era appena successo dentro il piccolo.

Per un po’ i due passeggiarono tranquillamente e silenziosamente verso il parco giochi.

“Iniziamo la lezione” Pensa Enrico rivolto a suo figlio.

“OK”

“Adesso giochiamo un po’ con queste altalene. Una cosa normalissima. Continuiamo a parlare solo con la mente in modo da rendere sempre più naturale la conversazione.”

“OK”

“Devi imparare ad ascoltare non solamente le parole. Ci sono molte altre cose che possiamo percepire. Ad esempio, dimmi cosa riesci ad avvertire se faccio così …”

“Mi sembra di vedere la Mamma.”

“Infatti sto pensando a lei. Le parole non sono in grado di esprimere tutto ciò che rappresenta per me. Prova a dirmi meglio cosa vedi.”

Dario indugia. Padre e figlio dondolano felici e sorridenti con le loro altalene. Una lieve brezza accarezza i loro capelli.

“Percepisco un bacio, un calore. E’ una cosa accaduta tanto tempo fa. Il viso della mamma è molto giovane.”

“Bene. Sei molto bravo.” Enrico sorride anche mentalmente e continua la lezione. “Devi comprendere che i pensieri sono molto più profondi e personali delle parole. Una frase contiene delle regole grammaticali ed una struttura ben precisa. Ci sono infiniti aggettivi per spiegare un sentimento, un oggetto, un’idea. Ma il pensiero va molto oltre. Trasporta con se esperienze, ricordi, legami, sentimenti, colori, sapori, profumi e non solamente questo.”

Dario guarda suo padre che dondola contento. E’ un ragazzo di dieci anni ed anche se crede di aver capito sicuramente non ha compreso appieno ciò che suo padre sta dicendo. Enrico questo lo sa, ma sa anche che le idee, le informazioni, le esperienze che uno ha nella vita poi maturano, dentro. Arriva sempre un momento in cui arriva la piena comprensione. Arriva sempre un momento in cui tutti i pezzetti del puzzle si mettono al loro esatto posto ed è possibile vedere il quadro generale.

“Non ti preoccupare. Ben presto diventerà tutto più chiaro. Tutte le cose all’inizio sono difficili, subito prima di diventare facili.”

“OK”

“Devi sapere anche un’altra cosa. Adesso io ti sto parlando con la mente, proprio come farei se dovessi parlare con te normalmente. Ma, spesso, i pensieri fluttuano veloci e vagano da un punto all’altro. Come quando sei sovrappensiero. Se ascolti attentamente un’altra persona vedrai colori, emozioni, ricordi, pezzetti di frasi. Non è proprio immediato comprendere cosa pensa veramente. Inizialmente non è facile ma poi si riesce a percepirlo così profondamente che puoi addirittura anticipare quello che penserà.” Enrico guardava suo figlio e disse a voce alta.

-- Proviamo a fare due passi ?..

-- Posso andare in bicicletta ?... – Chiede Dario speranzoso.

-- Certo, però non correre, io vado molto piano.

“OK”

Dario parte a razzo nel vialetto centrale del parco.

“Cerca di non cadere.” Consiglia Enrico. “Come puoi sentire, anche aumentando la distanza fra di noi , siamo sempre in grado di comunicare. In questo caso sono io che tengo ben stretto il contatto, tu non lo sai ancora fare. Con un po’ di pratica vedrai che ti puoi concentrare sui pensieri di una singola persona escludendo tutti gli altri. A volte, quando ci sono attorno troppe persone, il brusio di fondo può essere fastidioso, un po’ come dentro una stanza piena di persone che parlano a voce alta, diventa importante poterle escludere.”

“Papà, sento vicino a me degli strani pensieri. Piccoli pensieri. Sento fame, frenesia. Cosa è ?”

“Si tratta di un piccolo scoiattolo. Si trova esattamente davanti a te, sulla destra, il secondo albero, in alto.”

“Non lo vedo. Ma adesso riesco a sentirlo chiaramente.”

“Questo è proprio una buona occasione. Uno scoiattolo ha semplici pensieri ed è perfetto per allenarsi. Per prima cosa cerca di concentrarti proprio sui piccoli pensieri di questo animaletto.”

“Questo è facile. Però è venuta fame anche a me.”

“Ci credo. Capita spesso di provare le stesse sensazioni che si percepiscono.” Enrico fa un piccolo, semplice gesto circolare con la mano ed accade una cosa leggermente fuori dal normale: Un panino appare nella mano di Dario.

“Come ?..” Chiede stupito il ragazzo.

“Ancora è presto per questo. Per prima cosa devi imparare a gestire i pensieri.” Enrico era sicuro di sconcertare suo figlio. “Adesso concentrati sul tuo scoiattolo. Invia un semplice messaggio. Inviagli l’immagine del tuo panino. Trasmetti il sapore, il profumo. Invitalo a venire.”

Dopo un lungo minuto, un piccolo musetto si affaccia alla base dell’albero e, timoroso, si avvicina a Dario.

Il ragazzo condivide volentieri il suo panino con il piccolo roditore.

Nel frattempo Enrico si è seduto su di una panchina ed osserva la scena da lontano.

Proprio mentre Dario sta condividendo pensieri e panino con lo scoiattolo un uomo dall’aspetto elegante si avvicina. Improvvisamente Afferra Dario e lo prende in collo portandolo dentro un grande cespuglio. Dario non riesce neppure a respirare perché un’enorme mano sopra la sua bocca gli impedisce di fiatare.

Enrico si scuote, era completamente assorto nel tentativo di regolare il flusso dei pensieri del proprio ragazzo che non si era accorto del pericolo in agguato. Che imperdonabile errore.

“Aiuto !..”

Enrico non perde neppure un istante. Si smaterializza dalla panchina dove si trova ed appare improvvisamente cinquecento metri più avanti, proprio dentro al cespuglio dove si trova suo figlio stretto nella morsa dello sconosciuto. L’uomo non ha neppure il tempo di stupirsi, Enrico ne prende il completo controllo. Così lo sconosciuto apre lentamente le mani ed i suo sguardo diventa vitreo.

Dario si libera ed abbraccia suo padre.

“Scusami. Non succederà mai più.” Lo consola suo padre. “Ti voglio bene e mi sono concentrato sui tuoi pensieri fino a perdere di vista il resto del mondo. Non mi sono accorto che si stava avvicinando un pericolo.”

Dario guarda  suo padre ed è ancora scosso.

“Approfitto per farti vedere cosa possiamo fare.” Esordisce suo padre. “Per prima cosa ti aiuto a tranquillizzarti, così.”

Un lieve calore invade l’animo del piccolo Dario che i sente subito meglio, più tranquillo, al sicuro.

“Adesso sistemiamo questo mostro.” Subito dopo l’uomo dallo sguardo vitreo, semplicemente, svanisce.

“Dove lo hai mandato”.

“In un luogo dove non può più fare del male a nessuno.”

-- Adesso riprendiamo la tua bicicletta ed andiamo a prenderci un bel gelato. – Enrico ha ripreso il suo calmo buon umore. – Ho voglia anche io di gustare un buon gelato alla vaniglia.

-- Papà, poso chiederti una cosa ?..

-- Certo.

-- Ma tu che lavoro fai ?

-- Io sono l’umile Custode del mondo, proprio come lo era mio nonno e tuo nonno dopo di lui. Proprio come, un giorno, diventerai anche tu.

 

Racconto scritto a sei mani con Gatto, Fratellino e nostro Padre

il 10 Dicembre 2013

  


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