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Simbiosi emotiva
di Gatto NineNineNine   

  Racconto di fantascienza scritto a sei mani scritto da Gatto NineNineNine, Fratellino e nostro Padre intitolato: Simbiosi emotiva ...  

Breve racconto di fantascienza scritto a sei mani scritto da Gatto NineNineNine, Fratellino e nostro Padre intitolato: Simbiosi emotiva ...

         

Simbiosi emotiva

          

  Racconto di fantascienza scritto a sei mani scritto da Gatto NineNineNine, Fratellino e nostro Padre intitolato: Simbiosi emotiva  

Breve racconto di fantascienza scritto a sei mani scritto da Gatto NineNineNine, Fratellino e nostro Padre intitolato: Simbiosi emotiva

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 -- Matthias !... Matthias !... -- Sophia lo aveva visto tra la folla, proprio qualche passo davanti a lei e lo chiamava a gran voce.

Matthias, come suo solito, camminava perso nei suoi pensieri, leggermente cupo, immerso nella confusione generale non riusciva a sentire la sua amica.

-- Matthias !.. -- Sophia lo aveva quasi raggiunto.

Il ragazzo sentì qualcuno che lo aveva preso per una spalla, così si girò e subito sorrise.

-- Ciao Sophia, che bella sorpresa.

-- Ciao, era tanto tempo che non ci vedevamo.

I due ragazzi si abbracciarono.

-- Se hai un po’ di tempo, ti va di prendere un gelato insieme. – Propose lui.

-- Certo, facciamo una passeggiata fino al parco, proprio come quando eravamo bambini.

I due si avviarono, tenendosi a braccetto. Il parco non si trovava lontano, ma loro camminavano piano, gustandosi ogni passo. La folla intorno, per quanto li riguardava, non esisteva. Parlavano di quello che avevano fatto l’ultimo anno, dei parenti, degli amici, della scuola e del futuro che speravano.

Giunti al parco, Matthias offrì un enorme gelato alla sua amica preso al vecchio chiosco. I due, proprio come ragazzini, con i loro coni, si sedettero su di una panchina, proprio di fronte al laghetto.

Le paperelle starnazzavano, il sole li illuminava ed una dolce brezza li accarezzava.

-- Dimmi Matty, hai ancora quelle tristi sensazioni ? – Chiese Sophia.

Lui si rattristò, come se improvvisamente si fosse adombrato.

-- Scusa, ho detto qualcosa che non va ? – Chiese lei.

-- No. – Rispose sconsolato Matthias. -- Ultimamente sono un po’ preoccupato. Ricordi quando ti parlavo di quello che vedevo, di come provassi delle strane sensazioni di profonda tristezza, di angoscia.

-- Ricordo bene che raccontavi di queste tue sensazioni. Ricordo che hai affrontato molte sedute da un terapista per cercare di superarle.

-- Si. Ho provato a lungo con uno psicologo. Mi aveva quasi convinto che ciò che vedevo fosse solamente frutto della mia immaginazione. – Confidò lui. – Da bambino continuavo a vedere questi aloni neri, fumosi, che aleggiavano attorno ad alcune persone. Quando vedevo queste presenze venivo assalito da profonde sensazioni di angoscia e dopo un po’ il panico mi faceva sprofondare nella depressione.

Sophia guardava il suo amico e tutto ciò che riuscì a fare fu di abbracciarlo.

-- Ricordo che un giorno ho pensato di affrontare una di queste cose, volevo vincere la mia paura. Così, armato di tutte le mie buone intensioni, appena ne ho visto uno che aleggiava vicino a mio nonno, mi sono avvicinato ed ho cercato di toccarlo.

Matthias sospirò. Si sentiva che il ricordo era ancora molto vivo.

-- Ricordo quel fumo nero che percepì il mio tocco. Ho avuto l’impressione che si voltasse verso di me e si fosse spaventato. – Il ragazzo rimase un attimo in silenzio, analizzando il suo ricordo. – Da quel momento gli aloni scuri svanirono. I miei genitori dissero che lo psicologo aveva fatto un buon lavoro e si complimentarono con me per aver superato questa cosa.

-- Ricordo di quando mi raccontavi delle sensazioni di angoscia e di tristezza che provavi e di strani fumi neri. – Sophia guardava il suo amico cercando di consolarlo. – Ricordo che tuo nonno morì poco dopo. Pensavo che fosse quello il motivo della tua tristezza.

-- Ero molto affezionato a mio nonno e quando è morto ho sentito una parte del mio mondo che si frantumava. – Confidò il ragazzo. – Ma gli aloni neri mi trasmettevano la loro angoscia e la loro tristezza anche prima della sua scomparsa.

-- Mi hai detto che comunque sono svaniti. – Disse Sophia cercando di ricordargli la cosa migliore.

-- Da quel giorno in cui ho cercato di toccarne uno sono spariti. – Disse Matthias. – Purtroppo da circa due mesi sono ricomparsi. Li vedo anche più chiaramente di quando ero solamente un bambino. Adesso non sono più dei semplici aloni neri, hanno occhi e sono ricoperti da qualcosa che somiglia a delicate e lunghe piume affusolate. Sono scuri ma non completamente neri. Ho notato che si tengono molto lontano da me, spesso ne scorgo uno ed appena ho l’impressione che mi abbia percepito fugge via.

-- Non so cosa dire. – Affermò la ragazza.

-- Ultimamente ho paura di impazzire.

-- Non sei pazzo.

-- So di non esserlo. Ho solamente questo problema e non so come affrontarlo.

Lei si limitò ad abbracciarlo più forte.

-- Vorrei tanto sapere perché vedo questi esseri che volteggiano.

-- Forse hai fatto bene da bambino ad affrontarli direttamente. – Disse Sophia. – Io non credo molto negli psicologi, magari ti possono aiutare, ma il coraggio ce lo devi mettere da solo.

-- Si. – Disse Matthias abbozzando un sorriso. – In effetti potrei provare ad avvicinarne uno. Magari per un po’ di tempo spariscono, proprio come la prima volta.

-- Non voglio lasciarti in questo stato. Ho tutta la giornata libera e voglio aiutarti. Perché non proviamo a cacciare insieme uno di questi tuoi brutti mostri ?... – Propose lei.

Il sorriso di Matthias si allargò ed abbracciò a sua volta la sua amica.

-- Grazie. Non ho parole. – Disse. – Non volevo tornare dallo strizzacervelli.

-- Da dove iniziamo ? – Chiese lei.

-- Ultimamente mi è capitato di vederli attorno al cimitero e due anche all’ospedale.

-- Sembra che ai tuoi incubi piacciano i luoghi tristi.

-- Lo penso anche io. Proprio come la sensazione di angoscia e pena che mi trasmettono.

-- Ebbene, cosa aspettiamo ?.. Andiamo. – Disse Sophia sfoggiando il suo miglior sorriso. – Ti sembrerà strano ma preferirei il cimitero. L’ospedale mi trasmette una forte sensazione di afflizione, mentre il cimitero è solamente fonte di malinconia.

-- Sei sempre stata strana. – Disse lui.

-- Mai quanto te.

I due si diressero verso l’uscita del parco. Il cimitero si trovava non toppo lontano. Quando era stato costruito la città era molto più piccola, poi, con il tempo, la popolazione era aumentata e la metropoli si era estesa a dismisura. Così, il vecchio cimitero, si era ritrovato quasi al centro dell’immensa distesa di abitazioni.

Per tutto il percorso i due giovani rimasero in silenzio. Matthias continuava a guardarsi attorno, cercando di vedere uno dei suoi mostri.

Arrivarono al cimitero, la campana della piccola cappella suonò ed il suo eco si perse tra le tombe. Erano circa le 11:00 di mattina e nel cimitero si muovevano lente poche figure.

-- Eccone uno. – Esclamò Matthias quasi felice, come se potesse provare l’esistenza degli aloni neri.

-- Dov’è ?

-- Sta seguendo quella signora vestita di nero, proprio in fondo al vialetto.

-- Avviciniamoci.

-- Facciamolo con circospezione, se mi vede tenta sicuramente di allontanarsi.

I ragazzi si avviarono lungo il vialetto, seguendo da lontano la signora.

-- Stanno andando avanti, se arrivo da dietro sicuramente non mi vede. – Disse Matthias che sembrava elettrico all’idea di affrontare da vicino la fonte dei suoi incubi.

Sophia lo teneva a braccetto, per dargli conforto. Era estate ed i due indossavano magliette a maniche corte, proprio per questo la loro pelle si toccava.

-- Non vorrei allarmarti. – Disse Sophia.

Matthias si girò per guardarla, anche se con la coda dell’occhio continuava a tenere sotto controllo l’alone nero davanti a loro.

-- Inizio a vedere anche io qualcosa di fumoso che aleggia proprio dietro alla signora, la segue.

-- Davvero riesci a vederlo ? – Chiese lui.

-- Mi devi aver condizionato. – Affermò lei. – O forse è questo caldo che mi gioca un brutto scherzo.

-- Più ci avviciniamo e più lo vedo chiaramente. Sembra un brutto batuffolo di piume che ondeggia proprio dietro le spalle della signora. – Era vistosamente teso. – Voglio provare a catturarlo. – Affermò.

-- Inizio a vederlo sempre più chiaramente anche io. – Sophia non riusciva a nascondere il proprio stupore e neppure il nervosismo. – E’ offuscato, ondeggia. Sento la tristezza che emana fino da qui.

-- Facciamo finta di nulla, avviciniamoci.

-- Che sensazione di profondo turbamento. Proprio come dicevi tu, emana sensazioni di profonda infelicità.

-- Facciamo silenzio. Forse non si accorge di me se lo raggiungo da dietro.

Matthias sciolse l’abbraccio con Sophia per avere le braccia libere. Era intenzionato a catturare il suo incubo. Affrettò il passo, diminuì la distanza tra loro e la signora.

Se qualcuno lo avesse visto, non potendo vedere la creatura nera, avrebbe sicuramente pensato che voleva assalire quella vecchietta.

Matthias non si preoccupò, il suo obbiettivo era vicino. Iniziò a correre per coprire gli ultimi metri e si lanciò con un balzo per prendere al volo la creatura.

L’agguantò con entrambe le mani ed udì uno stridio acuto e disperato.

Atterrò a terra tenendo in mano un turbine di piume in movimento. Non aveva molta consistenza, si agitava e strideva. Adesso la creatura non emanava più angoscia, bensì paura.

Sophia raggiunse Matthias mentre la signora continuava a camminare ignara di ciò che le era accaduto alle spalle.

-- Matty non riesco più a vederlo.

-- L’ho preso. – Esclamò lui.

La ragazza lo abbracciò e non appena entrò in contatto con lui vide la creatura che teneva tra le mani.

-- Cosa è ? – Chiese improvvisamente. – Adesso lo vedo.

La creatura continuava a contorcersi, aveva gli occhi spiritati e strideva.

-- Questo è uno dei miei incubi.

-- Non gli fare del male. – Disse Sophia. – Sento la sua paura.

-- Non voglio fargli del male. Voglio solamente capire cosa è. Voglio essere sicuro che non si tratta di qualcosa di immaginario creato dalla mia mente.

-- Non è fantasia. Lo vedo anche io. Fino a quando ti tocco riesco a vederlo.

I due si guardarono, stupefatti.

Improvvisamente sentirono un suono, uno stridore, un fruscio che andava aumentando.

Matthias si guardò attorno e si rese conto che centinaia e centinaia di aloni neri si stavano dirigendo verso di loro.

-- Li vedi anche tu ? – Chiese alla sua amica.

-- Li vedo e stanno venendo verso di noi. Cosa facciamo ? Scappiamo ?

-- Non voglio scappare. Devo affrontarli. – Disse il ragazzo.

Una nuvola nera e vibrante li stava raggiungendo. La sensazione che emanavano era di forte preoccupazione.

Matthias sempre tenendo ben stretto il suo mostro tra le mani aveva allargato i piedi e si stava preparando all’arrivo dell’onda nera.

Gli aloni neri li circondarono in un istante ed iniziarono a vorticare tutto attorno. Da quello sciame ne uscì uno, leggermente più grande, di un colore diverso, giallo scuro, anziano.

Il mostro volteggiò proprio fino davanti a Matthias e dal suo corpo ne uscì una lunga piuma bianca. La piuma toccò il ragazzo proprio sulla fronte.

“lascia libero mio fratello”

Il ragazzo percepì il pensiero e percepì anche tutta una vasta gamma di emozioni che quella creatura emanava. Emozioni di angoscia, di tristezza, di compassione.

-- Io posso vedervi. – Urlò Matthias. – Voi siete il mio incubo.

La creatura anziana vibrò ed il fratello nero fra le mani del ragazzo si tranquillizzò, smise di stridere e si appallottolò, come accucciandosi.

“tu puoi vederci, non siamo incubi” rispose l’essere vibrando a mezz’aria.

-- Vi vedo da quando ero un bambino. Voi siete dei mostri.

“noi ti conosciamo Matthias, sappiamo che ci puoi vedere”

Il ragazzo rimase senza parole sentendo pronunciare il suo nome dalla creatura.

“quando abbiamo compreso che ci potevi vedere abbiamo fatto in modo da tenerci lontani da te”

-- Perché ? Cosa siete ?

“non sappiamo neppure noi cosa siamo, proprio come non sapete voi cosa siete” aggiunse la creatura “viviamo con voi su questo mondo anche se nessuno ha mai potuto vederci”

-- Seguite sempre le persone, proprio come questo qui che andava dietro a quella signora. – Affermò Matthias. – Perché ? Cosa volete ?

“siamo sempre con voi, ci avviciniamo nei momenti tristi o difficili” spiegò l’essere “assorbiamo le vostre emozioni più profonde, quelle più dolorose, ce ne cibiamo ed alleggeriamo il vostro fardello”

Matthias pensò a suo nonno. Era morto due giorni dopo aver visto la creatura che aleggiava sopra di lui. Ripensò a tutte le volte che aveva visto questi esseri, sempre dietro a qualche persona dall’aria afflitta. Guardò in lontananza la signora che stavano seguendo, adesso stava posizionando fiori freschi sopra una tomba dall’aria recente. Comprese.

Il ragazzo si guardò attorno, guardò Sophia che si sorreggeva al suo braccio, sembrava incantata e guardava il vecchio essere giallastro davanti a loro.

Anche Matthias guardò l’anziano, come incubo non era più tanto spaventoso, non aveva denti, non aveva neppure una bocca, non aveva artigli, solo leggere piume, emanava tanta tristezza. Allargò le mani ed osservò il leggero essere nero che teneva. Se ne stava accoccolato, arrotolato, silenzioso, era leggerissimo, morbido, caldo. Toccandolo gli aveva trasmesso tutte le sue emozioni negative e lui si sentiva meglio, più leggero, più forte, più sereno. La piccola nuvola nera fluttuò lentamente e si unì ai suoi fratelli.

“grazie per averlo liberato” disse l’anziano “grazie per aver compreso, grazie per averci regalato una nuova piacevole sensazione da custodire”

Adesso le emozioni che gli esseri emanavano erano più serene. Sembrava che qualcosa fosse cambiato in loro, erano felici per il loro fratello.

“forse in futuro non ti eviteremo” aggiunse la creatura “possiamo imparare tanto da te”

Detto questo la nuvola di piume, lentamente, si disperse mentre le creature si allontanavano.



 

Racconto di fantascienza scritto a sei mani scritto da Gatto NineNineNine, Fratellino e nostro Padre

a Marzo 2014

=^.^=

 

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