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Ombraluce - Capitolo 3
di Gatto NineNineNine   

 Ombraluce - racconto (o storia) sognato e scritto da Gatto NineNineNine - Capitolo tre  

Terzo Capitolo del racconto di Gatto NineNineNine: Ombraluce.

 Una volta finite le lezioni la classe uscì a fiume fuori dalla porta di legno cigolante.  Lion era uscito per ultimo ...

         

OMBRALUCE

Capitolo 3

          

Ombraluce - Capitolo 1

Ombraluce - Capitolo 2

Ombraluce - Capitolo 3

Ombraluce - Capitolo 4

Ombraluce - Capitolo 5 finale 

 Ombraluce - racconto (o storia) sognato e scritto da Gatto NineNineNine  

Una volta finite le lezioni la classe uscì a fiume fuori dalla porta di legno cigolante.  Lion era uscito per ultimo, come sempre, come non facesse parte di quel gruppo.

Tutto in lui era così distante dalla realtà, da chiedersi lui stesso se faceva davvero per lui quel mondo, se si trovava nel posto giusto. Si era sempre sentito come un “principe incompreso, di un regno mai esistito”, tanto che ormai ci aveva preso l’abitudine.

Sceglieva sempre le file con meno coda, nei negozi, comprando il pane, facendo compere o al mercato. Non tanto per la perdita di tempo ma perché sentirsi in mezzo a tutta quella gente gli dava il voltastomaco, e fu così che finì con il preferire i luoghi più nascosti e sconosciuti, frequentati  praticamente da nessuno, come vecchie sartorie, piccole panetterie “aperte dal 1986”, la pasticceria francese che miracolosamente era ancora in piedi dopo i molteplici tentativi da parte di vandali di sfondare la vetrina o la porticina stessa del negozio.

Ma non si trattava solo di botteghe o altri edifici, spesso portando Bob, il suo cane, a fare una passeggiata, evitava ogni tipo di parco o giardino pubblico. Ripercorreva il ruscello fino ad arrivare al vecchio ponte, ormai inutilizzato, dove passava una buona oretta seduto sotto ad un albero, poi se ne tornava a casa, lui e il suo vecchio amico.


E così era uscito in strada, diretto verso la fermata dell’autobus. Insieme a lui era venuta anche Jas che tenendo per mano il fratellino aspettava l’arrivo della corriera, perché i suoi quel giorno non erano potuti andare a prenderla.

E stavano così, a due metri di distanza a fissare un rigagnolo d’acqua sporca che scorreva lento dentro al vuoto di un tombino lì vicino.

Mentre entrambi internamente puntavano su quale foglia caduta sul pelo d’acqua sarebbe andata per prima a finire all’interno di esso, sentirono una mano dalle spalle che li fece sobbalzare entrambi.

“Ehi, ehi, tranquilli ragazzi sono solo io.” Lion ci mise un po’  per mettere ben a fuoco quella faccia grassottella piena di rughe e peli bianchi sul mento.

“Salve professore.” Disse Jas, accanto a lui evidentemente turbata.

“Scusate ragazzi, non vi ho potuto fermare prima e ho dovuto rincorrervi dietro perché non vorrei che gli altri studenti mi sentissero.” Il professore guardò gli occhi prima determinati dell’uno, poi incuriositi dell’altra. “Oh, beh, tranquilli una corsetta non mi farà male..” Accompagnò la voce con un gesto scattante delle braccia e fece due saltelli sul posto ridacchiando. “Anzi dovrei forse iniziare a muovermi un pochetto.”

“Scusi, voleva dirci qualcosa?” Disse Lion scuotendo il professore dai suoi pensieri.

“Ah giusto.” Come se si fosse dimenticato di qualcosa si batté una mano sulla fronte. “Seguitemi, presto, ci stanno aspettando.”

Jas guardò di sfuggita Lion, ma lui notò fulmineo il suo sguardo che diceva chiaramente “Che tipo strano.” E le sorrise.


Camminarono così, per una decina di minuti, il professore in testa che bofonchiava qualcosa fra sé,

i due ragazzi dietro a distanza di un metro l’uno dall’altra, senza proferire parola.

Ancora un paio di minuti e finalmente il professore allargò le braccia, come volesse abbracciare l’intero paesaggio e con un sorriso da orecchio ad orecchio disse: “Finalmente, eccoci qua. Benvenuti all’Osservatorio.”

Lion si aspettava che il professore desse maggiori informazioni, ma non lo fece. Rimase con quel suo sorrisetto stampato in faccia per una buona ventina di secondi.

Al che Jas parlò:

“Sì, beh, woah, bel posto, quindi?”

Il sorriso dell’ometto basso e barbuto si spense d’un colpo. “Ma come, non ne sapete proprio niente?” Sospirò. “Ahh, novellini.”

Fece entrare i due ragazzi all’interno, spostando una piccola porticina in acciaio.

“Bene, bene, partiamo dall’inizio.” Continuò il professore accendendo una luce lungo il corridoio che mise qualche secondo ad accendersi dopo aver lampeggiato per un po’. “Immagino sappiate cos’è un osservatorio…”

“Scrutare il cielo.” Sussurrò Lion, come stesse ricordando qualcosa.

“Le stelle …” Fece Jas quasi da eco al compagno.

“Già già,” Proseguì l’ometto. “Immagino vi stiate chiedendo cosa c’entrano le stelle con il nostro Istituto, non è vero?”

Seguì un momento di silenzio.


“Dovrò farvi una veloce lezione di storia, pronti?” Non aspettò risposta ed inizio immediatamente a raccontare,

“Questa non è una scuola come le altre. A dire il vero non è una scuola.

Dovete sapere che l’Istituto è nato diversi anni fa, da un gruppo di studiosi … no, no, scaviamo più indietro … da una coppia di curiosi.

Qualche anno fa, due ragazzi, poco più grandi di voi, appassionati alla ricerca scientifica, passavano i pomeriggi a scrutare il cielo. Si ritrovavano qua, ogni sera, in quest’osservatorio abbandonato e studiavano le stelle.

Non fu facile, l’edificio era in condizioni pessime e dovettero lavorare a lungo ma alla fine …

Ce la fecero. Dopo mesi di studi, una sera, videro una stella che prima di allora non era mai stata lì.

Così di punto in bianco era lì e rimasero a fissarla per qualche minuto, entrambi.

Non che fosse qualcosa di eccezionale, anzi era anche più piccola delle altre e non troppo luminosa, sola, in uno spazio vuoto del cielo, separata da tutto il resto.

Non sapevano neanche loro perché quel minuscolo puntino li attirasse tanto, finché non ebbero un segno.

 

 Ombraluce - racconto (o storia) sognato e scritto da Gatto NineNineNine 

Nello stesso istante furono pervasi entrambi da una sensazione stranissima, non era felicità, nemmeno tristezza, era più una malinconia strana, una voglia di raggiungere un qualcosa di troppo lontano. Di abbattere tutti i muri del mondo ed arrivare a qualcosa … ma cosa?

E fu allora che videro qualcosa, non con gli occhi, ma con la mente. Un’immagine chiara, si proiettò nella loro ragione.

Questa sensazione prese forma, una forma diversa da quelle fin’ora conosciute. Una forma perfetta, ed imperfetta al tempo stesso, una forma evoluta e primitiva, una forma bellissima ed inquietante, bianca e nera, un’ombra e una luce.

La stella, quella stella. Quella minuscola creatura nel cielo era riuscita a comunicare con loro.

Aveva trasferito un messaggio ben chiaro, “Non siete soli, possiamo raggiungerci”.

Altre forme di vita. E se non era possibile raggiungerle materialmente, come per anni abbiamo provato a fare, lo è con il pensiero.

Molti non credettero a questa storia, naturalmente. Ma i due continuarono gli studi e così fecero i loro figli, i figli dei loro figli e via dicendo, così fino a noi.

Dopo di loro nessuno è più riuscito a mettersi in contatto con essa, ed è proprio per questo che è nato l’Istituto …” Si fermò come per prendere aria.

“Trovare qualcuno che possa comunicare di nuovo.” Disse Lion.

“Proprio così fanciulletto ed indovina un po’ chi sono le star del momento?” Guardò i due con quello sguardo di sfida che a Jas non piaceva affatto e continuarono a camminare fino a che non si fermarono ai piedi di una scalinata.

“Avanti, sarà divertente.” Sorrise ancora e proseguirono.


Continua …


 

Scritto da Gatto NineNineNine

primi di Gennaio 2014

 

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Ombraluce - Capitolo 5 finale 

  


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