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Ombraluce - Capitolo 2
di Gatto NineNineNine   

  Ombraluce - racconto (o storia) sognato e scritto da Gatto NineNineNine - Capitolo 2  

Secondo Capitolo del racconto di Gatto NineNineNine: Ombraluce.

"Jas, una volta entrata nell’aula, fu accecata da una luce fortissima. La stanza era illuminata, non da lampade o da nessun’altro oggetto artificiale, bensì, dalla stessa luce del sole ..."

         

OMBRALUCE

Capitolo 2

          

Ombraluce - Capitolo 1

Ombraluce - Capitolo 2

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Ombraluce - Capitolo 4

Ombraluce - Capitolo 5 finale 

 Ombraluce - racconto (o storia) sognato e scritto da Gatto NineNineNine

Jas, una volta entrata nell’aula, fu accecata da una luce fortissima. La stanza era illuminata, non da lampade o da nessun’altro oggetto artificiale, bensì, dalla stessa luce del sole. Le pareti erano piene di decine e decine di finestre, tutte completamente aperte, lasciavano passare la luce e la frescura del porticato da cui era entrata prima.  La stanza era grandissima per essere una semplice aula. Aveva tre file intere di banchi, accoppiati a due a due, così a prima vista sembravano in tutto una trentina di sedie ed in fondo all’aula, accanto ad una lavagna dall’aspetto nuovo, forse l’unica cosa che aveva meno di dieci anni in tutta quella scuola, c’era la cattedra, sulla quale sedeva un anziano barbuto, che si alzò con fare maldestro e guardò di sottecchi la ragazza. Jas si pentì subito di essere arrivata così tardi quel giorno, lo sguardo burbero dell’uomo le stava facendo venire quella sensazione bruttissima di avere il ghiaccio nelle vene.  All’improvviso l’anziano sorrise da sotto la folta barba bianca e disse con voce quasi gutturale: “Benvenuta, oh, non ti preoccupare per il ritardo in fondo sei ancora in tempo, forza, siediti su quel banco vuoto” accompagnando il discorso con un gesto veloce della mano. Jas fu sorpresa della sua cordialità, senza dir niente limitandosi a uno sguardo veloce al professore, si affrettò a sedersi.

Poco più tardi  vide entrare anche il ragazzo che aveva incontrato fuori dall’aula.  Non si era accorta che fosse entrato con lei. Il professore sorrise ampiamente e di nuovo con il braccio percorse un arco nell’aria, per indicare uno dei banchi in fondo. Non si era seduto accanto a Jas e in fondo questo fu un sollievo per lei; le sembrava un tipo alquanto strano, a parte il fatto che si fosse presentato completamente bagnato da capo a piedi, aveva un qualcosa che forse... stonava. La ragazza al suo fianco era piuttosto magrolina, dai capelli castano scuro e gli occhi color nocciola, non troppo scuri. La ragazza si voltò, aveva un piccolo neo sul naso, Jas pensò che era buffo, le stava già simpatica. Le due si sorrisero ed iniziarono a parlare, come del resto in quella stanza stavano ormai facendo tutti. Si guardò intorno per un momento, Lion, l’ultimo ad essere entrato sembrava impegnato a strizzarsi un lembo della maglia per asciugarlo. Jas si accorse che il banco accanto a lui era vuoto, pensò che avrebbe dovuto sedersi lì, in fondo anche lui non conosceva nessuno e lui l’aveva aiutata a capirci qualcosa in quel posto strano. I suoi pensieri però furono interrotti dalla voce del professore che adesso sembrava leggermente più seria:

“Bene, dovremmo essere tutti. Buongiorno.” Sorrise.

“Buongiorno.” Risposero tutti scoordinati.

“Probabilmente non sapete neanche perché siete qua ma non vi preoccupate, su questo avrete presto le idee chiare. Innanzitutto vi siete mai chiesti perché nessuno parla mai dell’istituto? Perché la gente sembra non saperne niente o, almeno, non volerne parlare?”

Silenzio.

“Una cosa è sicura. Scegliendo l’istituto avete fatto un bel salto nel vuoto, perché non avevate la ben che minima idea di quello che vi avrebbe attesi qua. Forse quest’idea non ce l’avete neanche adesso. E’ normale. Beh, volete saperlo o no perché siete qui?”

A qualcuno cadde la penna sul banco, altri annuirono lentamente, alcuni sembravano non essere interessati, come Lion. Jas invece se ne stava tutta impegnata ad assaporare ogni singola parola del professore, con gli occhi sbarrati e fissi su di lui.

“Ho capito, iniziamo col monologo.” Cantilenò scocciato. “Bene, bene, bene. Non è una scuola normale questa, non si insegnano materie. Nessuno vi dirà mai una declinazione di greco o vi insegnerà come si dice ‘un litro di latte per favore’ in francese o come risolvere un’espressione. Men che meno sono qui per dirvi come timbrare biglietti o lavare un cane.”

A questo punto qualcuno rise, Jas sapeva che non c’era niente da ridere.

“.. Qui non vi insegneremo niente, se non a scoprire una parte di voi che neanche voi sapevate di avere. Vediamo se.. avete mai sentito parlare dell’ottava meraviglia del Mondo?”

Si levò un coro disomogeneo di ‘no’ e risolini.

“No, ovviamente. Ecco per darvi un’idea di quello che siete, prendete come esempio l’ottava meraviglia. Non esiste, almeno apparentemente, ma come esistono le altre sette, io potrei aggiungerne benissimo un’ottava. Chi non ha mai detto ‘è l’ottava meraviglia’ per descrivere qualcosa che per lui era .. perfetto, bellissimo, eccezionale, speciale. “

Silenzio.

“Forse non esisterà fisicamente, non vi do torto su questo, ma se minimo la metà delle persone di questo mondo l’hanno pensata almeno una volta, in qualche modo esiste. Nelle loro menti, è reale. Sbaglio?”

Adesso erano tutti attenti, perfino chi prima gingillava con le penne sulla scrivania o chi non prestava attenzione.. persino Lion, nel suo angolo dell’aula aveva fissato gli occhi su quelli del professore.

“Vedo che mi seguite nei ragionamenti, bene questo ci faciliterà un po’ di cose..” L’uomo barbuto si mise a sedere emettendo un sospiro di sollievo, forse per il troppo tempo passato in piedi. Una persona del suo peso doveva faticare molto anche solo a star fermo sui suoi piedi per più di qualche minuto, pensò Jas, augurandosi di non averlo pensato a voce troppo alta, come faceva spesso.

“Sì, in effetti dovrei dimagrire un po’, non trovi anche tu?”

Jas si sentì un brivido percorrerle la schiena. Si augurò che il professore non si stesse riferendo a lei, eppure non le sembrava di aver parlato ma gli occhi dell’uomo erano fissi e decisi sui suoi. La ragazza guardò la sua vicina di banco con fare interrogativo, quest’ultima si limitò ad un’alzata di spalle.

“Sì, dico a te, nasino-arricciato.”

Nasino arricciato? .. Solo mia madre mi chiama così, pensò Jas.

L’uomo sorrise. La ragazza s’impose di bloccare i pensieri, in qualche modo. Gli altri nella classe sembravano non capire una parola, almeno tutti tranne Lion, aveva negli occhi un’espressione di terrore misto ammirazione che era impossibile non notare.

L’uomo le aveva appena letto nel pensiero.

“Non voglio spaventarvi.” Disse ridacchiando, come sei fosse una cosa naturale quella che aveva appena fatto. “E.. no. Spiacente, non le ho letto nella mente, ho solo..”

“Visualizzato qualcosa che era già presente nei suoi pensieri.” Fu proprio il ragazzo a parlare, sembrava aver perso quell’ombra di insicurezza che fino a poco prima gli balenava negli occhi. Aveva preso il coraggio di parlare.

Il professore allargò il suo sorriso, tanto da scoprire i denti, splendidamente bianchi.

“Esattamente Lion. Bene, facciamo progressi fin da subito, mi eleggeranno maestro dell’anno, accipicchia” E ridacchiò di nuovo. Questa volta Jas la trovò una risata spaventosa, che le riecheggiò nella mente per qualche istante.

“Non ho alcun superpotere. Non sono uno stregone e non pratico arti magiche..” Qualcuno emise mugolii dispiaciuti.

“Vi insegnerò alcuni trucchi per espandere la vostra mente, vedere cose che nessun’altro sa neppure dell’esistenza. Voi, però, non dovrete raccontare niente a nessuno. Altrimenti cancellerò i vostri ricordi così come ho tirato fuori i pensieri della vostra amica Jas. Vi ritroverete a frequentare una normalissima scuola e non ricorderete niente dell’istituto. Intesi?”

Silenzio.

“Bene. Adesso inizieremo a fare sul serio. Chi pensa che questa sia solo una grandissima perdita di tempo può benissimo andarsene.”

Allungò ancora una volta il braccio, per indicare la porta.

Un ragazzo dai capelli rossi, con gli occhiali e le lentiggini si alzò timoroso.

“Con permesso.” Disse ed uscì.

Il professore sorrise e dopo lui iniziarono ad alzarsi altri ragazzi, uno dopo l’altro. Sei in tutto. Jas sentì di nuovo quella sensazione. Come sei avesse del ghiaccio fermo nelle vene.

“Non devi aver paura nasino-arricciato.” Disse con voce terribilmente premurosa. “Credo che sia il luogo giusto per te.” E detto ciò sposto lentamente lo sguardo su tutti i presenti, esaminandoli uno ad uno e fermandosi sull’ultimo, Lion.

“Tu sei un ragazzo sveglio.” Sorrise di nuovo scoprendo i denti bianchi.

“Bene, iniziamo. Oh, fantastico siamo un numero pari.” Disse girandosi verso la lavagna senza neanche guardare la classe. Impugnò un gessetto e scrisse grande alla lavagna “Ombraluce”.

“Iniziamo.”

Ci fu un brusio leggero fra i banchi, cessò subito non appena il professore spense le luci. Era buio pesto, Jas non riusciva a vedere neanche il banco, ringraziò il cielo di essersi seduta.

“Bene, bene, inizieremo la prima sessione, Ombraluce, se supererete questa prova e quindi dimostrerete di essere pronti per proseguire il percorso, passerete alla sessione successiva. Nessuno è mai riuscito a superare la prima in una mattina, perciò non vi aspettate di farcela, è normale che ci voglia del tempo, soprattutto per abituarvi all’istituto.”

A Jas sembrò che stesse sorridendo, dal tono della voce, ma non poteva saperlo con certezza per l’oscurità che la circondava.

“Proseguiamo. Ho spento le luci per farvi concentrare sull’istinto, piuttosto che sulla vista. Vi sembrerà una scemenza ma credetemi, non lo è.”

Jas sentiva i passi del professore ritmici e candenzati, si moveva lentamente per la stanza, senza urtare alcun oggetto o diminuire il passo. Le si avvicinò lentamente, di nuovo quella sensazione, ghiaccio nelle vene.

“Forza, alzatevi dalle sedie, con calma non voglio che si faccia male nessuno, fidatevi di voi stessi, non vi serve poter vedere per muovervi nel buio.”

Alcune sedie cigolarono, altre si spostarono lentamente, altri passi, questa volta scoordinati. Jas non si alzò, era troppo imbranata per stare al gioco, sarebbe cascata subito o avrebbe fatto ribaltare qualche banco. No, lei non poteva muoversi. Sentì che anche la sua compagna si stava muovendo ed iniziava a camminare verso il centro della stanza.

Il professore riaccese improvvisamente la luce, Jas si sentì gli occhi bruciare per un istante.

Erano tutti in piedi al centro della stanza, in un cerchio quasi perfetto se.. se non fosse stato per Jas e Lion. Il ragazzo sembrava impassibile, quasi annoiato mentre Jas stava stropicciandosi gli occhi, ancora non si era abituata alla luce.

“Come pensavo.” Ridacchiò il professore. I compagni guardarono i due con fare interrogativo ma questi ultimi non ricambiarono. “Pare proprio che voi due siate passati alla fase successiva.” Sorrise da orecchio a orecchio.

Jas guardò velocemente Lion, cambiando subito traiettoria quando vide che anche lui aveva spostato gli occhi su di lei.

“Adesso vi spiego. Questa prova era una specie di preparazione alla sessione. Vi siete chiesti perché proprio il nome “Ombraluce”?”

Alcuni dei ragazzi al centro annuirono lentamente con la testa, altri si limitarono a stare in silenzio.

“Ombra e luce, due opposti. Bianco e nero, Chiaro e scuro. Senza l’uno non potrebbe esistere l’altro. Senza luce non esiste ombra, senza ombra non esiste luce, vi pare?”

Molti sembravano confusi, impegnati a guardarsi le unghie o sistemarsi i capelli dietro le spalle.

“Questo esercizio era per guidare il vostro istinto, verso qualcosa che neanche voi sapevate quale fosse, nonostante ciò però, vi siete tutti.. o almeno quasi tutti, accerchiati qua, al centro dell’aula, senza sapere come, avete centrato l’obbiettivo, seguendo solo il vostro istinto, mi seguite?”

Questa volta due o tre ragazzi sorrisero ed altri risposero “sì”, in un coro scoordinato.

 Ombraluce - racconto (o storia) sognato e scritto da Gatto NineNineNine

“Hhm, ecco, la fase vera e propria consisterà nello scoprire la vostra natura. Ombra o luce. E di trovare il vostro opposto. Senza l’uno, l’altro non esiste. Tutto chiaro fin qua?” Il professore si sistemò un lembo della camicia, appoggiandosi alla cattedra con le mani conserte. “Jas, Lion. Voi evidentemente non avete avuto l’istinto di alzarvi perché probabilmente siete già pronti per la fase vera e propria.” Alzò la testa e puntò i suoi occhietti scuri su quelli dei due. “Siete l’uno l’opposto dell’altro, vi siete già trovati, senza saperlo. Ombra e luce.”  Sorrise. “Già, già, sono ancora più sicuro che sarò  eletto professore dell’anno.”



Continua …

 

Scritto da Gatto NineNineNine

nel Dicembre del 2013

 

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